Tappare le falle non significa risolvere la crisi degli organici. Mentre le Regioni accelerano sull’introduzione dell’assistente infermiere (come previsto dall’ultimo contratto) e continuano a cercare personale sanitario all’estero, resta senza una risposta strutturale il problema di trattenere e valorizzare infermieri e altri professionisti sanitari già in servizio. È la denuncia del COINA, sindacato delle professioni sanitarie, che chiede di superare la logica degli interventi emergenziali e di costruire una programmazione fondata sui reali bisogni assistenziali.
«Non si può continuare a rincorrere le carenze con soluzioni tampone, senza affrontarne le cause», dichiara Marco Ceccarelli, segretario nazionale del COINA. «Se i professionisti lasciano il sistema sanitario per retribuzioni insufficienti, carichi di lavoro eccessivi e prospettive di carriera limitate, introdurre nuove figure o reclutare all’estero non risolve il problema alla radice».
Lombardia: circa 19mila infermieri mancanti
La Lombardia è, per il COINA, un caso emblematico.
| Indicatore | Dato | Fonte citata |
|---|---|---|
| Carenza di infermieri | circa 19mila | ordine del giorno n. 2105, presentato il 3 giugno 2026 al Consiglio regionale |
| Dimissioni anticipate nel 2025 | 1.605 | Corte dei Conti |
Numeri che, secondo il sindacato, pongono interrogativi sulla capacità di garantire continuità assistenziale, sicurezza delle cure e condizioni di lavoro sostenibili.
Gli standard nazionali e il fabbisogno per la sanità territoriale
Gli standard nazionali indicano con precisione le dotazioni necessarie. Il decreto ministeriale 77 del 2022 prevede, per un Ospedale di Comunità con 20 posti letto:
| Figura | Dotazione prevista |
|---|---|
| Infermieri | 7-9 |
| Operatori sociosanitari | 4-6 |
| Professionisti con funzioni riabilitative | 1-2 |
oltre alla presenza medica prevista. Il Ministero della Salute ha inoltre quantificato in circa 19.600 infermieri il fabbisogno per attuare il nuovo modello di assistenza territoriale che, secondo il COINA, resta per ora un progetto solo su carta.
«Gli organici non sono numeri da adattare alle disponibilità del momento, ma devono rispondere ai bisogni dei pazienti. Una figura di supporto non può essere utilizzata per sostituire un professionista laureato o per aggirare gli standard assistenziali. La priorità è garantire personale sufficiente e competenze appropriate».
Assistente infermiere: le iniziative delle Regioni
Le iniziative regionali mostrano una crescente attenzione alle soluzioni di supporto:
- il 21 ottobre la Liguria ha annunciato un percorso con l’Università di Genova e gli IRCCS per definire formazione e impiego dell’assistente infermiere;
- la Lombardia ha espresso un indirizzo favorevole alla nuova figura;
- il Veneto ha predisposto iniziative preparatorie, senza aver ancora autorizzato i corsi, e attraverso l’ULSS 1 Dolomiti ha avviato un progetto per reclutare infermieri in Argentina e nel Brasile meridionale.
«Il personale proveniente dall’estero rappresenta una possibile risorsa, ma non può diventare la strategia principale e soprattutto l’alibi per rinviare gli investimenti sui professionisti che già lavorano nelle nostre strutture», sottolinea Ceccarelli. «Quanto all’assistente infermiere, le almeno 500 ore di formazione aggiuntiva rispetto alla qualifica di OSS non lo trasformano in un infermiere laureato. Lo diciamo da tempo! Occorre impedire sovrapposizioni di competenze e responsabilità che rischiano di scaricarsi su organici già insufficienti».
La carenza riguarda l’intero sistema delle professioni sanitarie
Secondo la Conferenza delle Regioni, i fabbisogni formativi universitari per il 2026-2027 comprendono:
| Area | Fabbisogno formativo 2026-2027 |
|---|---|
| Infermieri | 25.479 |
| Professionisti della riabilitazione | 6.363 |
| Area tecnico-sanitaria e diagnostica | 6.466 |
Si tratta, precisa la fonte, di indicazioni per la programmazione della formazione, non di assunzioni già finanziate.
Case della Comunità: solo 66 su 1.715 garantiscono tutti i servizi
Anche l’assistenza territoriale presenta ritardi significativi. Secondo i dati richiamati dalla Corte dei Conti, a fine 2025 soltanto 66 delle 1.715 Case della Comunità programmate garantivano tutti i servizi obbligatori.
«Servono équipe complete, non organici costruiti per sottrazione», afferma Ceccarelli. «Infermieri, fisioterapisti, tecnici sanitari e tutti gli altri professionisti devono essere messi nelle condizioni di garantire prestazioni sicure. Chiediamo alle Regioni piani pluriennali di assunzione verificabili, misure per ridurre le dimissioni, incentivi alla permanenza e investimenti concreti nella valorizzazione professionale».
Lauree magistrali cliniche: il nodo del riconoscimento contrattuale
Sul piano nazionale resta inoltre irrisolto, per il COINA, il riconoscimento contrattuale dei futuri laureati magistrali clinici: mentre l’assistente infermiere dispone già di un riferimento contrattuale, manca ancora un percorso adeguato per valorizzare le competenze cliniche avanzate acquisite con le nuove lauree magistrali.
«È una contraddizione che non possiamo accettare: si introducono nuove figure di supporto, ma non si definiscono le prospettive di chi investe in una formazione universitaria specialistica. Il COINA chiede incarichi professionali coerenti con le competenze e le responsabilità, con possibilità di sviluppo anche nell’area della dirigenza».
«Le falle non si chiudono spostando il problema da una figura professionale all’altra. Si chiudono assumendo, trattenendo e valorizzando chi garantisce ogni giorno l’assistenza», conclude Ceccarelli. «Senza una strategia sugli organici e sulle carriere, continueremo a rincorrere l’emergenza anziché risolverla».
