Le ferite croniche con biofilm hanno ora un riferimento operativo italiano: l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato, nella sezione Buone Pratiche del Sistema Nazionale Linee Guida (SNLG), le RBPCA “Appropriatezza nella gestione delle ferite croniche con biofilm”. Il documento contiene sei raccomandazioni per standardizzare la gestione locale delle lesioni croniche nell’adulto, con sospetta o accertata presenza di biofilm.
Il progetto è stato coordinato da AISLeC – Associazione Infermieristica per lo Studio delle Lesioni Cutanee, come società capofila, in collaborazione con AIUC – Associazione Italiana Ulcere Cutanee. L’obiettivo dichiarato è tradurre le evidenze disponibili in indicazioni concrete, applicabili quotidianamente da infermieri, medici e altri professionisti coinvolti nella cura delle ferite.
Perché il biofilm ritarda la guarigione
Il biofilm è una comunità microbica strutturata, adesa al letto della ferita e protetta da una matrice extracellulare. Questa organizzazione rende i microrganismi più tolleranti agli antimicrobici e alle difese dell’ospite, mantenendo un’infiammazione persistente e rallentando la riparazione tissutale.
Nelle lesioni croniche, il biofilm è considerato uno dei principali fattori di persistenza e di ritardo della guarigione. Una revisione sistematica con meta-analisi citata nel documento stima una prevalenza aggregata di biofilm nelle ferite croniche pari a circa il 68% (IC 95%: 58–79%), pur con rilevante eterogeneità tra gli studi.
A chi si applicano le raccomandazioni
Le RBPCA si applicano alle persone adulte, di età pari o superiore a 18 anni, con lesioni cutanee croniche e sospetta o accertata presenza di biofilm. Sono trasversali rispetto all’eziologia della lesione e ai contesti di cura: ospedale, territorio, domicilio e strutture residenziali.
Sono invece esclusi dall’ambito del documento:
- Le ferite acute e traumatiche.
- Le ustioni.
- La gestione sistemica delle infezioni, inclusa l’antibiotico-terapia sistemica.
- Gli interventi chirurgici avanzati non rientranti nel bundle di gestione locale.
I destinatari prioritari sono gli infermieri, in particolare gli specialisti in Wound Care, ma anche medici di medicina generale, specialisti, podologi e fisioterapisti coinvolti nel percorso di cura.
Le 6 raccomandazioni sul biofilm nelle ferite croniche
Il documento è stato sviluppato con una revisione rapida della letteratura aggiornata al 21 giugno 2026 e con il metodo di consenso RAND/UCLA, valutando 30 scenari clinico-assistenziali. La matrice disponibile comprende 356 voti validi: 24 scenari risultano appropriati, 4 inappropriati e 2 incerti.
| # | Area di intervento | Indicazione principale | Classe / Livello |
|---|---|---|---|
| 1 | Valutazione del sospetto biofilm | Valutare sistematicamente gli indicatori indiretti, soprattutto in caso di mancato progresso, essudato persistente, slough recidivante o granulazione friabile. Tampone e coltura non vanno usati routinariamente come unico criterio di conferma. | I / C iss |
| 2 | Detersione | Eseguire una detersione attiva e sistematica del letto lesionale e della cute perilesionale a ogni cambio medicazione. Surfactanti e/o antisettici possono essere considerati in presenza di sospetto biofilm o alta carica batterica. | I / C iss |
| 3 | Debridement | Rimuovere tessuto devitalizzato e slough, ripetendo il debridement di mantenimento per contrastare la rapida riformazione del biofilm. La tecnica dipende da lesione, competenze, setting, tollerabilità e rischio. | I / C iss |
| 4 | Riattivazione dei bordi | Considerare la riattivazione dei margini in lesioni con bordi non avanzanti, sottominati, arrotolati, ipercheratosici o callosi. | IIa / C iss |
| 5 | Carica batterica e biofilm | Usare in modo mirato e per durata definita antisettici topici, medicazioni antimicrobiche o antibiofilm, preferibilmente dopo detersione e debridement. Evitare l’uso routinario o prolungato e gli antibiotici topici come strategia ordinaria. | IIa / C iss |
| 6 | Protezione e medicazione | Selezionare la medicazione secondo fase della lesione, essudato, rischio di macerazione, obiettivi clinici e feedback della persona. Nelle ulcere venose, integrare la terapia compressiva quando non controindicata. | I / C iss |
Come riconoscere il sospetto biofilm
La prima raccomandazione è centrale per la pratica infermieristica: il sospetto biofilm va valutato clinicamente, non solo attraverso esami microbiologici. Il tampone o la coltura non devono essere utilizzati routinariamente come criterio unico di conferma.
Gli indicatori indiretti da monitorare includono:
- Mancata progressione verso la guarigione.
- Essudato persistente.
- Slough recidivante.
- Tessuto di granulazione friabile.
- Segni locali di infiammazione di basso grado e risposta limitata alla terapia antimicrobica, coerenti con il quadro clinico descritto dalla letteratura di settore.
Per gli infermieri, questo significa inserire la valutazione del biofilm nella documentazione regolare della lesione: andamento dimensionale, qualità del letto, bordi, essudato, cute perilesionale, dolore e risposta agli interventi.
Detersione, debridement e gestione locale
Il documento promuove un bundle sequenziale e integrato: valutazione, detersione, debridement, controllo della carica batterica e del biofilm, protezione della lesione e scelta della medicazione.
La detersione attiva va effettuata a ogni cambio di medicazione, includendo anche la cute perilesionale. L’acqua di rubinetto non controllata in ambito domiciliare dovrebbe essere evitata oppure utilizzata solo secondo condizioni di sicurezza e protocolli locali espliciti.
Il debridement è raccomandato in presenza di tessuto devitalizzato, slough o sospetto biofilm. Poiché il biofilm può ricostituirsi rapidamente, non è un intervento isolato: va ripetuto a intervalli regolari come debridement di mantenimento, scegliendo la tecnica più sicura e appropriata per il contesto.
Attenzione particolare: il debridement di escare secche e stabili in presenza di sospetta ischemia critica dovrebbe essere evitato fino a un’adeguata valutazione vascolare.
Antisettici, antibiotici e medicazioni: cosa cambia
Le nuove indicazioni rafforzano un principio di appropriatezza antimicrobica. Antisettici topici e medicazioni antimicrobiche o antibiofilm possono essere considerati in modo mirato, per un periodo definito e dopo detersione e debridement, quando vi è sospetto biofilm, elevata carica batterica o segni locali di infezione.
Non è invece raccomandato l’uso:
- Routinario, prolungato o non mirato di antisettici e antimicrobici.
- Di antibiotici topici come strategia ordinaria per il controllo del biofilm.
- Di trattamenti antimicrobici in lesioni pulite e in progressione.
La scelta della medicazione deve invece considerare fase della ferita, quantità di essudato, rischio di macerazione, obiettivi clinici, tollerabilità e preferenze della persona. Quando appropriato, occorre mantenere un ambiente umido di guarigione e proteggere la cute perilesionale.
Impatto per infermieri e Servizio Sanitario Nazionale
Per la professione infermieristica, il documento rappresenta un passaggio importante: le RBPCA forniscono un linguaggio comune e un riferimento strutturato per ridurre la variabilità tra ospedale, distretto, domicilio e RSA.
I benefici attesi riguardano:
- Riduzione del tempo di guarigione e dell’area della lesione.
- Migliore controllo della carica batterica e del biofilm.
- Prevenzione della progressione verso infezione clinica.
- Migliore gestione del dolore e maggiore qualità di vita.
- Uso più efficiente delle risorse assistenziali.
Il presidente AISLeC, Gianluca Castiello, sottolinea la necessità di diffondere il documento attraverso i canali istituzionali, perché diventi un riferimento concreto nell’attività clinica quotidiana.
Documento integrale e approfondimenti
Puoi consultare il testo integrale delle RBPCA “Appropriatezza nella gestione delle ferite croniche con biofilm” sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità: documento integrale ISS.
Per approfondire la gestione delle lesioni cutanee, la valutazione del rischio e le procedure correlate, consulta anche la sezione Procedure di Infermieritalia.
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