Il COINA, sindacato delle professioni sanitarie, interviene dopo le dichiarazioni dell’assessore regionale al Welfare della Lombardia, Guido Bertolaso, che ha ammesso: «Chiudiamo reparti ospedalieri per mancanza di infermieri». Per il segretario nazionale Marco Ceccarelli, Bertolaso lancia l’ennesimo allarme sulla fuga degli infermieri verso la Svizzera, riconosce che negli ospedali di confine si chiudono reparti per mancanza di personale e che in territorio elvetico gli stipendi possono essere tre volte superiori. «Ma dopo aver descritto una situazione così drammatica, cosa sta facendo concretamente per fermarla?».
I numeri citati dal COINA
| Indicatore | Dato |
|---|---|
| Frontalieri italiani della sanità nel Canton Ticino | circa 5mila (soprattutto da Como, Varese, Sondrio) |
| Quota degli organici ticinesi | fino al 12% negli ospedali pubblici, 30% nelle strutture private |
| Operatori sanitari mancanti nella sola provincia di Como | almeno 500 |
| Retribuzioni svizzere rispetto a quelle italiane | fino a tre volte superiori |
| Carenza di infermieri in Lombardia (atto al Consiglio regionale, giugno 2026) | circa 19mila |
| Carenza indicata da Bertolaso | 2.500-3mila (perimetro diverso del deficit) |
| Saldo negativo del personale infermieristico lombardo nel 2024 | 3.523 unità |
| Asst Lariana 2024 | 306 posti infermieristici, 150 candidati, 74 idonei |
| Indennità di confine annunciate | fino a 5.400 euro annui per gli infermieri, 10mila per i medici |
| Fabbisogno per l’indennità di confine (circa 2mila sanitari, provincia di Como) | 7,3 milioni di euro |
Cinquemila frontalieri in Ticino, Como perde personale
Secondo il sindacato, mentre le corsie di Como, Varese, Lecco e Sondrio perdono professionisti, la Regione guarda all’estero: «Il paradosso è evidente: andiamo a cercare personale a migliaia di chilometri mentre non riusciamo a trattenere chi deve percorrerne appena pochi per trovare condizioni migliori».
«Non è una calamità naturale», incalza Ceccarelli. «Sono professionisti che continuano a fare lo stesso lavoro, spesso a pochi chilometri da casa, in un sistema che li remunera e li valorizza meglio. La Lombardia investe nella loro formazione e poi li vede attraversare il confine».
Indennità di confine ancora sulla carta
Per il COINA le indennità di confine, annunciate per contrastare l’esodo, continuano a non essere erogate. «Questa è la contraddizione più grave. Bertolaso sa che gli infermieri se ne vanno per stipendi insufficienti, annuncia incentivi e poi questi restano sulla carta. Dove sono le risorse, le progressioni di carriera e il riconoscimento delle competenze specialistiche? Non basta denunciare che i reparti chiudono: bisogna impedire che continuino a perdere personale».
Magellano e Uzbekistan: il reclutamento estero non basta
La Regione continua a puntare sul progetto Magellano, rivolto ai professionisti sudamericani, e sugli accordi con l’Uzbekistan, da cui Bertolaso ha annunciato l’arrivo di 150 infermieri entro il 2026. «Nessuna contrarietà verso i colleghi stranieri, che meritano identici diritti e tutele», precisa Ceccarelli. «Ma davanti a un fabbisogno stimato di 19mila infermieri, 150 nuovi arrivi rappresentano meno dell’1%. Il reclutamento internazionale può integrare gli organici, non sostituire una strategia di valorizzazione fondata su stipendi competitivi, carriere riconosciute e condizioni di lavoro sostenibili».
Il segretario richiama poi una vicenda emersa in India: secondo quanto riportato dai media (Times of India, ripreso in Italia dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Roma), un sistema informatico avrebbe generato un certificato di registrazione infermieristica a nome di un asino, con fotografia e documentazione fittizia. Da qui le domande del COINA: «quali garanzie vengono assicurate sulla verifica dei titoli professionali, sulle competenze cliniche e sulla conoscenza della lingua italiana degli infermieri reclutati all’estero? Nessuno mette in discussione il valore dei colleghi stranieri, ma la carenza di personale non può giustificare scorciatoie».
Le richieste del COINA
Per il sindacato occorrono:
- lo sblocco immediato delle indennità di confine;
- incentivi economici stabili;
- organici adeguati;
- progressioni retributive;
- riconoscimento delle competenze avanzate, comprese quelle dei futuri laureati magistrali clinici.
«Prima di cercare infermieri dall’altra parte del mondo, provi a trattenere quelli che ogni mattina attraversano il confine», conclude Ceccarelli. «Il Ticino offre condizioni che la Lombardia non riesce a garantire. Non servono altri allarmi: servono risultati. Perché a svuotarsi non sono soltanto gli organici degli ospedali, ma la capacità stessa della sanità pubblica di garantire assistenza ai cittadini».
