«A quando una svolta?». È il duro intervento di Antonio De Palma, presidente nazionale del sindacato Nursing Up, sulle risorse previste dalla manovra economica 2027. «Non ci interessa rivendicare di aver previsto l’attuale scenario di insufficienza delle risorse, che emerge dalle più autorevoli fonti nazionali economiche e sanitarie. Ci interessa sapere quando la politica sanitaria italiana deciderà di affrontare le difficoltà del Servizio sanitario nazionale con finanziamenti adeguati e un progetto pluriennale di ricostruzione. Non possiamo continuare a rincorrere le emergenze, mentre altri Paesi europei investono da anni nella trasformazione dei propri sistemi di cura».
Le cifre di cui si parla per il 2027
Secondo le cifre che circolano, il Fondo sanitario nazionale raggiungerebbe circa 146,3 miliardi di euro nel 2027, con un incremento complessivo di 3,4 miliardi rispetto al 2026.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Fondo sanitario nazionale 2027 (stima) | circa 146,3 miliardi |
| Incremento complessivo rispetto al 2026 | 3,4 miliardi |
| Nuove risorse introdotte dalla manovra | circa 2,4 miliardi |
| Richiesta del Ministro della Salute | 5,5 miliardi |
| Richiesta delle Regioni | 6,8 miliardi |
«Se questi importi fossero confermati, ci troveremmo davanti a una distanza preoccupante tra i fabbisogni rappresentati e i finanziamenti disponibili», afferma De Palma. «Vogliamo vederci chiaro, conoscere la destinazione effettiva delle risorse e capire quali margini esistano per rafforzare gli stanziamenti. Non possiamo accettare che la sanità continui a essere chiamata a garantire attività e servizi sempre più complessi, senza ricevere mezzi proporzionati alle necessità».
Il confronto europeo sulla spesa sanitaria
| Paese / area | Spesa sanitaria complessiva in % del PIL | Fonte e anno |
|---|---|---|
| Unione europea | 10% | Eurostat, 2023 |
| Germania | 11,7% | 2023 |
| Francia | 11,5% | 2023 |
| Italia | circa 9% | OCSE, 2022 |
Sono dati riferiti alla spesa complessiva, pubblica e privata, e ad anni non perfettamente coincidenti, ma mostrano, secondo il sindacato, una distanza che merita attenzione.
Francia e Germania: finanziamenti più programmi pluriennali
Altri Paesi, osserva il Nursing Up, hanno accompagnato i finanziamenti con programmi di trasformazione pluriennali:
- Francia – Ségur de la Santé: 19 miliardi di euro di investimenti fino al 2030 per ospedali, strutture sociosanitarie e modernizzazione del sistema, affiancati da 8,2 miliardi di euro annui per la valorizzazione economica delle professioni sanitarie, con un obiettivo di 15mila assunzioni negli ospedali pubblici (fonte indicata: Ministero della Salute francese, 26 luglio 2021);
- Germania – fondo di trasformazione ospedaliera: fino a 50 miliardi di euro per il periodo 2026-2035, di cui 29 miliardi di finanziamento federale, per modernizzare le strutture, riorganizzare la rete ospedaliera e integrare i servizi (fonte indicata: Ministero federale della Salute tedesco, 17 aprile 2026).
«Il confronto pone una domanda precisa: perché l’Italia non dovrebbe affiancare a finanziamenti adeguati un programma pluriennale altrettanto ambizioso, con obiettivi verificabili per strutture, personale e qualità delle cure? Chiediamo di avere la stessa capacità di programmare il futuro, anziché limitarci a gestire le difficoltà dell’anno successivo».
Le richieste di Nursing Up per la legge di Bilancio 2027
De Palma richiama le rivendicazioni economiche già presentate dal sindacato:
- almeno 500 milioni di euro aggiuntivi e strutturali per incrementare l’indennità di specificità infermieristica e quella delle altre professioni sanitarie dell’area non medica;
- almeno 800 milioni di euro per la dotazione iniziale di un Fondo perequativo nazionale degli infermieri, da integrare progressivamente per avvicinare le retribuzioni italiane alla media europea, con analoga attenzione alle altre professioni sanitarie.
«Sono due interventi distinti, che non devono assorbirsi reciprocamente. E non possono essere finanziati sottraendo risorse ad altri servizi già in difficoltà. La valorizzazione economica dei professionisti non è una concessione. Gli infermieri e gli altri professionisti sanitari non possono e non devono mostrarsi alla politica con le mani giunte! Pretendiamo investimenti adeguati per trattenere competenze, garantire continuità assistenziale e rendere nuovamente attrattiva la professione».
Economia e sicurezza delle cure sono inseparabili
Per il sindacato non si può investire in nuovi ospedali, tecnologie e strutture territoriali senza garantire condizioni economiche e professionali adeguate a chi dovrà farli funzionare. La qualità delle cure, ricorda De Palma, non si misura solo dal numero di prestazioni: dipende dalla sorveglianza clinica, dalla prevenzione delle complicanze, dalla continuità assistenziale e dalla capacità di seguire i pazienti dopo le dimissioni.
A sostegno, il sindacato cita uno studio multicentrico europeo pubblicato su The Lancet nel 2014: ogni paziente aggiuntivo nel carico medio di un infermiere risultava associato a un incremento del 7% delle probabilità di mortalità ospedaliera entro trenta giorni dall’ammissione. Un’associazione scientifica che richiama l’importanza dell’organizzazione infermieristica per la sicurezza delle cure. Anche le nuove lauree magistrali cliniche, aggiunge De Palma, devono tradursi in incarichi specialistici, responsabilità definite e progressioni di carriera, non restare un avanzamento formativo senza adeguate prospettive.
La richiesta alle istituzioni
«Non intendiamo limitarci a prendere atto delle cifre che circolano sulla manovra», conclude De Palma. «Vogliamo verificare quanto verrà realmente destinato al personale sanitario, quali risorse saranno aggiuntive e strutturali e quali impegni concreti verranno assunti per le indennità e il Fondo perequativo. Chiediamo un confronto immediato e costruttivo tra Governo, Regioni e rappresentanze sindacali, fondato su dati trasparenti, coperture finanziarie e obiettivi verificabili».
Per il sindacato non è un problema legato solo a chi governa oggi, ma di politiche sanitarie che, indipendentemente dagli schieramenti, continuano a non essere all’altezza delle competenze dei professionisti e dei bisogni dei cittadini. «Servono più finanziamenti e una programmazione migliore. Le due cose sono inseparabili. La svolta non può essere rinviata all’ennesima legge di bilancio».
