Le strutture lombarde, quindi pubbliche e private, stanno reclutando infermieri dall’Uzbekistan per far fronte alla continua e cronica carenza di personale infermieristico.
Dopo quanto accaduto al San Raffaele a Milano si continua a puntare sugli infermieri esteri invece di rendere la professione più dignitosa, aumentando gli stipendi e creano concrete possibilità di carriera. Il Nursing Up è intervenuto sulla vicenda, affermando in un comunicato stampa: “Non abbiamo nulla contro gli infermieri stranieri, che rispettiamo profondamente. Ma lo diciamo con chiarezza: il reclutamento internazionale, presentato come soluzione, non affronta le cause strutturali della crisi della sanità pubblica.
Dopo precedenti esperienze di reclutamento dall’estero, oggi si guarda ad altri Paesi. Cambiano i contesti geografici, ma la strategia appare la stessa: rispondere all’emergenza senza un piano strutturale di rilancio della professione infermieristica.
In assenza di interventi su stipendi, condizioni di lavoro, carriere e sicurezza, il rischio è che queste iniziative si limitino a spostare in avanti il problema della carenza di personale, senza risolverlo.
L’Italia, come attestano dati OCSE e analisi ampiamente diffuse, è sotto la media europea per numero di infermieri. A questo si aggiungono retribuzioni non competitive e carichi di lavoro elevati, fattori che incidono sull’attrattività della professione e sulla permanenza nel servizio pubblico.
Negli ultimi anni si è registrata una significativa uscita di infermieri dal sistema pubblico, accompagnata da un calo delle iscrizioni ai corsi di laurea. È questo il vero nodo da sciogliere, non l’ennesima operazione emergenziale. Quando i reparti entrano in sofferenza, diventa evidente quanto sia fragile l’equilibrio del sistema. Servono scelte strutturali e trasparenti, non risposte episodiche.
È legittimo domandarsi se il solo ricorso al reclutamento dall’estero, senza un investimento parallelo sull’organizzazione, sull’inserimento professionale e sul supporto nei contesti complessi, possa davvero rafforzare la sanità pubblica nel medio e lungo periodo.
Strumenti eccezionali non possono diventare ordinari. La qualità dell’assistenza deve restare un principio non negoziabile, tutelato da criteri chiari e rigorosi.
La domanda decisiva è una sola: che fine hanno fatto gli infermieri formati in Italia? Quelli che attendono da anni una reale valorizzazione professionale ed economica. Senza risposte concrete su questi fronti, la crisi rischia di diventare cronica.
Lo ribadiamo con senso di responsabilità: non è così che si esce dalla crisi”.
