Infermieri dall’estero a Belluno: in Prefettura il via al progetto pilota della Regione Veneto

7 giorni ago

Si è tenuto nella sala riunioni della Prefettura di Belluno un incontro di condivisione istituzionale sul progetto pilota per il reclutamento, l’accoglienza, l’inserimento e l’integrazione di personale infermieristico proveniente dall’estero, alla presenza dell’assessore alla sanità della Regione Veneto, Gino Gerosa, che ha fortemente sostenuto l’iniziativa.

Un tavolo istituzionale allargato

L’incontro ha sancito la stretta collaborazione tra l’Azienda ULSS 1 Dolomiti e la Regione del Veneto, che ha individuato nel territorio bellunese l’ambito ideale per questa prima sperimentazione. Al tavolo erano presenti, oltre a Regione e ULSS 1: il Prefetto, il Presidente della Provincia, i sindaci di Belluno e Feltre, l’Università degli Studi di Padova, il Consorzio BIM Piave, l’ATER, l’Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI) e l’Associazione Bellunesi nel Mondo. Tutti gli attori coinvolti hanno condiviso la responsabilità di costruire le condizioni organizzative, abitative, formative e sociali necessarie. L’ULSS 1 Dolomiti ha ribadito la propria vocazione a fungere da laboratorio territoriale per l’intero sistema veneto.

Gli obiettivi del progetto

Il progetto è stato illustrato da Claudio Costa, Direttore della Direzione Risorse Umane del Servizio Socio-Sanitario Regionale del Veneto. Non mira unicamente a coprire una carenza urgente di personale: ha l’obiettivo più ampio di testare procedure, modelli di accoglienza e percorsi di integrazione sociale e professionale che, se efficaci, potranno essere replicati nell’intero Servizio Sanitario Regionale.

I due canali del progetto

L’architettura si basa su due canali complementari, con tempistiche differenti:

  • Canale professionale (a breve termine): rivolto a infermieri già formati all’estero e interessati a un inserimento lavorativo immediato. Sfrutta la possibilità di esercizio temporaneo in deroga al riconoscimento ordinario del titolo di studio, misura valida fino al 31 dicembre 2029. Le azioni preliminari includono la verifica delle competenze professionali e linguistiche, l’accompagnamento formativo e l’inserimento lavorativo affiancato da tutoraggio.
  • Canale universitario-formativo (a medio termine): prevede percorsi integrati con atenei stranieri per studenti di infermieristica che hanno già avviato gli studi nel loro Paese d’origine, da sviluppare con l’Università di Padova costruendo percorsi per il “doppio titolo”.

Argentina e Brasile meridionale i bacini di riferimento

I bacini geografici individuati per il reclutamento sono l’Argentina e gli Stati meridionali del Brasile, scelti per la storica presenza di comunità italiane, venete e bellunesi e per l’esistenza di reti territoriali ben collegate, come quelle delle famiglie dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, che forniranno un supporto relazionale e conoscitivo.

Il sistema di supporto ai professionisti in arrivo

Il territorio si impegna a fornire:

  • supporto documentale per visti, riconoscimento dei titoli di studio e abilitazione all’esercizio della professione;
  • una soluzione abitativa iniziale per l’accoglienza e l’orientamento;
  • tutoraggio professionale nei primi mesi di servizio, con garanzia di trasparenza su retribuzioni, orari e prospettive di stabilizzazione;
  • possibili misure di accompagnamento per i nuclei familiari.

Il tutto con la massima attenzione a mantenere equità ed equilibrio di trattamento rispetto al personale sanitario locale già in servizio.

Il cronoprogramma

Secondo quanto riportato, entro settembre sarà definito il protocollo operativo, con l’obiettivo di avere i primi arrivi già nel 2027.

Il commento del direttore generale dell’ULSS 1 Dolomiti

Il Direttore Generale, Achille Di Falco, ha sottolineato l’impegno dell’Azienda: «A fronte del nostro fabbisogno aziendale (turn over negativo del 9%) abbiamo dato la nostra totale disponibilità alla sperimentazione, proponendoci come vero e proprio laboratorio in stretta alleanza con la Regione del Veneto. Dobbiamo ora focalizzarci sui numeri della sperimentazione per trovare il giusto equilibrio». Di Falco ha assicurato solidi percorsi di supporto e di integrazione professionale e sociale per i professionisti in arrivo, precisando che il percorso sarà condiviso con i dipendenti in servizio.

Perché Belluno

«La scelta di Belluno come area di partenza non è casuale», fa notare Gerosa, «perché abbiamo tenuto conto della presenza nel territorio di una rete istituzionale, formativa e associativa molto favorevole, del legame storico con le comunità dell’emigrazione veneta e bellunese all’estero, della presenza della sede di Feltre del Corso di Laurea in Infermieristica dell’Università di Padova e delle progettualità territoriali già attive in materia di residenzialità e accoglienza».

Il protocollo d’intesa

L’incontro è proseguito con l’analisi della bozza del Protocollo d’intesa, il documento che fissa il quadro formale della collaborazione tra Regione Veneto, ULSS 1 Dolomiti e l’ecosistema istituzionale e sociale del Bellunese. L’obiettivo è definire un modello che, una volta testato, possa essere replicato in altri contesti regionali e per altre figure professionali. Tutti gli stakeholder, dall’Università di Padova alla Prefettura, dai Comuni alla Provincia, dall’OPI all’ATER e all’Associazione Bellunesi nel Mondo, hanno dato piena disponibilità operativa.