Il Nursing Up si rivolge pubblicamente al Governo in vista della legge di Bilancio 2027. Il sindacato chiede almeno 500 milioni di euro aggiuntivi per incrementare l’indennità di specificità infermieristica e l’indennità delle altre professioni sanitarie dell’area non medica.
Le richieste di Nursing Up
- almeno 500 milioni di euro aggiuntivi nella legge di Bilancio, destinati specificamente all’incremento delle indennità di infermieri e altre professioni sanitarie;
- l’istituzione, per legge, di un Fondo perequativo nazionale, da integrare ogni anno attraverso le leggi di Bilancio, per ridurre gradualmente il divario retributivo con i professionisti sanitari degli altri Paesi europei.
«Chiediamo che la prossima legge di Bilancio stanzi almeno 500 milioni di euro aggiuntivi, specificamente destinati all’incremento delle indennità degli infermieri e delle altre professioni sanitarie. Servono risorse strutturali fresche, capaci di migliorare concretamente il trattamento economico dei professionisti», sottolinea Antonio De Palma, presidente nazionale Nursing Up.
Il Fondo perequativo nazionale
Per il sindacato la sola integrazione delle indennità non basta: per arrestare la costante emorragia di professionisti dal Servizio Sanitario occorre un Fondo perequativo nazionale, strumento istituito per legge e destinato a ridurre progressivamente il divario retributivo tra i professionisti sanitari italiani e quelli degli altri Paesi europei. «Occorre un percorso pluriennale per avvicinare le retribuzioni degli infermieri e delle altre professioni sanitarie italiane alla media europea, e per superare le attuali differenze economiche».
Il contesto: carovita e retribuzioni
La richiesta arriva in un momento che il sindacato definisce particolarmente delicato, segnato dal carovita e dalle tensioni energetiche legate ai conflitti in corso, che rischiano di aggravare le condizioni economiche delle famiglie e delle categorie di lavoratori più esposte.
«Gli infermieri, con retribuzioni che mediamente oscillano tra 1.500 e 1.700 euro netti mensili, così come gli altri professionisti sanitari non medici, sono tra i maggiormente penalizzati», dichiara De Palma. «Parliamo di lavoratori ai quali chiediamo responsabilità enormi, competenze avanzate, turni gravosi e una presenza costante accanto ai pazienti. Eppure il riconoscimento economico resta inadeguato rispetto al costo della vita».
Reclutamento all’estero: “si continuano a tappare i buchi senza strategie”
Nel mirino del sindacato anche il ricorso al reclutamento di personale all’estero. «Le Regioni continuano a cercare infermieri oltre confine, spingendosi fino all’Argentina e al Brasile, passando per l’India, invece di creare, assieme al Governo, condizioni economiche e professionali capaci di trattenere quelli che già lavorano nel nostro Paese. È come cercare di fermare l’acqua che esce da un colabrodo mettendoci un dito. Quanti pensiamo di trattenerne? Si continuano a tappare i buchi senza affrontare le cause della carenza di personale».
Per Nursing Up la responsabilità riguarda da un lato le politiche sanitarie del Governo, dall’altro un atteggiamento delle Regioni che il sindacato definisce “orbo”, orientato a privilegiare risposte emergenziali rispetto a interventi strutturali.
“Basta soluzioni tampone”
«Non siamo contrari all’arrivo di professionisti stranieri. Contestiamo l’assenza di una strategia capace di trattenere i nostri infermieri, mentre molti scelgono l’estero o valutano di lasciare la professione. Governo e Regioni sarebbe ora che decidano se continuare a rincorrere le emergenze, oppure costruire una sanità che valorizzi davvero i propri professionisti».
«La Finanziaria 2027 è lo strumento subito disponibile per segnare un cambio di passo», conclude De Palma. «Non si salva la sanità continuando a cercare sostituti e tappando le falle: si salva creando le condizioni affinché i professionisti scelgano finalmente di restare».
