Infermieri indiani in Italia: il vero problema è la fuga degli infermieri italiani

3 settimane ago

Non sono gli infermieri indiani il problema. Il nodo centrale, secondo il Nursing Up, è la continua fuga degli infermieri italiani verso altri Paesi europei, dove stipendi, carichi di lavoro e opportunità di carriera risultano spesso più vantaggiosi. A sostenerlo è Antonio De Palma, presidente nazionale del sindacato, che mette in guardia contro il rischio di considerare il reclutamento dall’estero come una soluzione strutturale alla carenza di personale nel Servizio sanitario nazionale.

L’accordo siglato tra Italia e India per favorire il reclutamento e il riconoscimento professionale degli infermieri provenienti dal Paese asiatico viene presentato come una risposta alla crisi degli organici. Per il Nursing Up, però, si tratta di una misura che rischia di essere solo temporanea se non accompagnata da interventi concreti sulle cause profonde dell’emergenza.

«Non abbiamo mai detto no agli infermieri stranieri e non lo diremo oggi», afferma De Palma, «purché opportunamente e previamente valutati in tema di requisiti, competenze e conoscenza della lingua. Chi arriva nel nostro Paese merita rispetto, integrazione e valorizzazione professionale. Quello che contestiamo da anni è l’idea che si possa continuare a perdere migliaia di infermieri italiani senza affrontare le ragioni che li spingono a lasciare l’Italia».

Formare professionisti per altri sistemi sanitari

L’Italia continua a investire nella formazione di infermieri altamente qualificati che, molto spesso, scelgono di lavorare all’estero. Secondo le elaborazioni richiamate da CREA Sanità, formare un infermiere costa alla collettività circa 30mila euro. Eppure ogni anno circa 7mila infermieri italiani lasciano il Paese per trasferirsi in Germania, Svizzera, Paesi Bassi, Regno Unito e Nord Europa.

Questo fenomeno si traduce in un importante spreco di risorse pubbliche: oltre 210 milioni di euro di investimenti finiscono ogni anno per avvantaggiare altri sistemi sanitari. A pesare sulle scelte professionali sono soprattutto le condizioni economiche. Secondo le elaborazioni sui dati OCSE, un infermiere italiano percepisce mediamente circa 48mila dollari annui, contro una media OCSE superiore ai 61mila dollari, con un differenziale di circa 13mila dollari l’anno.

«Noi paghiamo la formazione, altri raccolgono i frutti delle nostre eccellenze. E basta confrontare una busta paga italiana con quella di un collega europeo per capire perché tanti decidano di partire», sottolinea De Palma.

Il rischio di un mercato del lavoro a basso costo

Per il Nursing Up, il vero rischio è che il reclutamento di infermieri dall’estero venga usato come scorciatoia per colmare i vuoti di organico senza migliorare le condizioni complessive del lavoro infermieristico in Italia. Il sindacato si chiede se il Paese stia cercando professionisti per rafforzare il Servizio sanitario nazionale oppure personale disposto ad accettare condizioni che gli infermieri italiani non accettano più.

I numeri confermano la difficoltà strutturale del sistema: l’Italia conta appena 6,9 infermieri ogni mille abitanti, contro una media europea di 8,4, con un rapporto di circa 1,3 infermieri per ogni medico, tra i più bassi d’Europa. Per il sindacato, questi dati non giustificano scorciatoie, ma dimostrano la necessità di investire su organici, retribuzioni e valorizzazione professionale.

Anche per gli eventuali infermieri stranieri in arrivo, il Nursing Up chiede le stesse tutele, gli stessi diritti e la stessa dignità professionale rivendicata per i colleghi italiani. Il Servizio sanitario nazionale, però, non può essere salvato puntando sul costo del lavoro più basso.

Servono stipendi, carriera e tutele

La domanda posta al Governo riguarda il futuro: se non si interviene su stipendi, carriere, carichi di lavoro e condizioni professionali, cosa garantisce che tra qualche anno anche gli infermieri arrivati dall’India non scelgano di lasciare l’Italia?

Secondo De Palma, il problema è chiaro: senza rendere attrattivo il sistema sanitario nazionale, l’Italia rischia di ripetere lo stesso schema già visto con molti professionisti italiani. Infermieri che arrivano, si integrano, maturano esperienza e poi scelgono di trasferirsi dove il loro lavoro viene riconosciuto e retribuito meglio.

«Non si può riempire una vasca senza chiudere il bocchettone», ribadisce il presidente del Nursing Up. «Il problema non sono gli infermieri indiani, se valutati correttamente per competenze e lingua. Il problema è che gli infermieri italiani continuano a partire e che sempre meno giovani scelgono questa professione».

Le priorità per il SSN

Per il Nursing Up, le priorità restano chiare: abolizione dei tetti di spesa, assunzioni stabili, stipendi allineati agli standard europei, tutela contro aggressioni e burnout e percorsi di carriera realmente attrattivi. Senza queste misure, il rischio è di continuare a intervenire solo con soluzioni tampone.

«Altrimenti continueremo a mettere bende sempre più sottili su un’emorragia che da anni dissangua il Servizio sanitario nazionale», conclude De Palma. «E nessun accordo internazionale potrà da solo invertire la rotta».

Fonti

  • Nursing Up, dichiarazioni di Antonio De Palma.
  • CREA Sanità, stime sui costi di formazione degli infermieri.
  • OCSE, dati retributivi comparativi sugli infermieri.
  • Dati sul rapporto infermieri/popolazione in Italia e in Europa.