Ogni giorno gli infermieri assistono i pazienti nelle corsie degli ospedali, nei Pronto Soccorso, negli ambulatori delle Asl, a domicilio, nelle Residenze sanitarie assistenziali (RSA) e nelle Case di Comunità. Se un tempo erano considerati figure di supporto, da qualche decennio sono professionisti con laurea, master e dottorato di ricerca. «Nati per prendersi cura, formati per eccellere» è lo slogan della Giornata internazionale dell’infermiere, che ricorre il 12 maggio e che in Italia è promossa dalla Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI).
Nel 2026 FNOPI ha organizzato a Roma l’evento «Un secolo di sapere infermieristico», alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per ribadire il valore scientifico e sociale dell’infermieristica. Ma come lavorano oggi gli infermieri italiani? Quanti ne mancano? E come incide la carenza sulle performance del Servizio sanitario nazionale e sulla qualità dell’assistenza?
Il Corriere della Sera ne ha parlato con Barbara Mangiacavalli, presidente di FNOPI.
Formazione degli infermieri: da professione tecnica a laurea universitaria
In Italia l’infermieristica ha varcato la soglia dell’università nell’anno accadem.modelo 1992/93. Dal 2006 sono stati attivati i primi dottorati di ricerca in ambito infermieristico, avvicinando la professione al mondo della ricerca scientifica e alla specializzazione clinica.
«È una professione che cresce, che vuole studiare, specializzarsi e fare ricerca – spiega Mangiacavalli – ma che chiede un riconoscimento maggiore a livello sociale, istituzionale e mediatico. Non è una questione di vanità: è la risposta a un Paese che invecchia e che ha sempre più bisogno di assistenza qualificata. Le tre nuove lauree magistrali a indirizzo clinico aprono la strada delle specializzazioni, come per altre professioni sanitarie».
Quanti sono gli infermieri in Italia e dove lavorano?
L’Albo FNOPI registra una crescita costante degli iscritti: oltre 462.000 infermieri, di cui circa 400.000 in attività. Tuttavia, il dato è ancora insufficiente rispetto ai livelli di altri Paesi avanzati con popolazioni confrontabili per età e cronicità.
«Servirebbero almeno 70.000 infermieri in più per colmare il gap», sottolinea la presidente. L’Albo include infatti anche pensionati, liberi professionisti, infermieri militari, dirigenti e docenti universitari: gli infermieri attivi nel servizio pubblico sono oltre 270.000, la componente più numerosa tra tutte le professioni sanitarie del SSN. A questi si aggiungono più di 44.000 liberi professionisti e circa 75.000 che lavorano in strutture private e private accreditate.
Carenza di infermieri e qualità dell’assistenza
La carenza di infermieri è una questione strutturale, esplosa con l’emergenza Covid‑19 e ormai riconosciuta in tutta Europa. Studi e indicatori internazionali confermano che dove l’assistenza infermieristica è più carente aumenta la mortalità e peggiora la sicurezza del paziente.
«Senza infermieri non c’è salute – ribadisce Mangiacavalli – Non è uno slogan, ma una constatazione basata su esperienze quotidiane di cura e di assistenza post‑ricovero. La carenza crea fratture nella nostra società, riduce il tempo di relazione con i pazienti e condiziona la qualità delle cure».
Perché gli infermieri lasciano il SSN?
La Corte dei Conti ha evidenziato che il fenomeno delle dimissioni anticipate colpisce in modo particolare la professione infermieristica. Molte infermiere scelgono il lavoro da libero professionista o l’esperienza all’estero.
«La libera professione era un ripiego – spiega Mangiacavalli – oggi è una scelta consapevole. Nel pubblico molti non trovano ancora una valorizzazione economica commisurata alle competenze, un’adeguata autonomia professionale né un corretto work‑life balance. Per un infermiere, la responsabilità è “24 ore su 24, 7 giorni su 7”. Se il sistema organizzativo non favorisce la conciliazione tra vita personale e lavoro, il privato o l’estero diventano alternative concrete, non disperazione».
Infermieri dall’estero: deroga e sicurezza
Per far fronte alla carenza, molti ospedali ricorrono ad infermieri provenienti dall’estero. La proroga al 2029 dell’esercizio della professione in deroga per chi arriva da altri Paesi ha generato perplessità sulla verifica delle competenze.
«La mobilità internazionale è naturale, ma deve essere regolata – chiarisce Mangiacavalli – L’assenza di certificazione ufficiale per molti infermieri in deroga significa che non abbiamo una quantificazione esatta del fenomeno, e questo ci preoccupa. Serve ritornare a un impianto standard: riconoscimento del titolo estero da parte del Ministero della Salute e accertamento delle competenze, della conoscenza della lingua e delle norme deontologiche da parte degli Ordini territoriali. La deroga dell’emergenza era necessaria, ma oggi non ha più senso. Ben vengano, intanto, gli elenchi speciali regionali per avere almeno una mappa chiara del fenomeno».
Carenza nelle Case di Comunità e territorio
La carenza riguarda anche il territorio. Nelle Case di Comunità è prevista la presenza infermieristica h12, sei o sette giorni su sette, ma la copertura è ancora insufficiente.
«Dati Agenas mostrano che, su 1.715 strutture programmate, solo 216 (circa il 12,6%) hanno una presenza infermieristica attiva secondo i pieni standard del DM 77/2022 – prosegue Mangiacavalli – Aggiungendo le strutture con presenza ridotta si arriva a 312. Si stima un fabbisogno di almeno 20.000–30.000 Infermieri di Famiglia e di Comunità (IFeC) per presidiare davvero il territorio».
Formazione e attrattività: perché la professione non attrae più i giovani?
Nonostante l’aumento dei posti nei corsi di laurea in Scienze Infermieristiche, le domande di iscrizione sono in calo. Nel 2024 i candidati sono stati appena sufficienti a coprire i posti disponibili.
«Negli ultimi vent’anni i posti a bando sono aumentati del 95% – sottolinea la presidente – ma la demografia giovanile è in calo e l’offerta universitaria è cresciuta enormemente. La carenza non è un problema di reclutamento, ma di politiche pubbliche. Serve un forte aumento dell’indennità di specificità infermieristica, l’allineamento allo stipendio medio europeo, l’eliminazione del vincolo di esclusività e la possibilità di libera professione extramoenia come per i medici. Restituire dignità economica, autonomia e prospettive cliniche è la chiave per dire ai giovani che l’infermieristica è una professione intellettuale e scientifica di altissimo profilo».
Fonti e approfondimenti
- Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (FNOPI) – sito ufficiale, comunicati stampa e tavole rotonde.
- Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) – dati su Case di Comunità e territorio.
- Decreto Ministeriale 23 maggio 2022, n. 77 – “Indirizzo per la definizione delle Case di Comunità e delle Case della Salute” (Normattiva).
- Corte dei Conti – Relazioni e report sui fenomeni di uscita anticipata dal SSN.
- Ministero della Salute – Linee guida e quadro normativo sulle professioni sanitarie.
- Ricerche internazionali su rapporto infermieri/pazienti e mortalità (pubblicate su riviste scientifiche del settore infermieristico e sanitario).
