Nursing Up: “senza infermieri non c’è salute”

Da un paio d’anni a questa parte sono tante le pubblicazioni da parte degli addetti ai lavori della professione infermieristica riguardo il tema spinoso della carenza di personale in Italia.

Uno tra tutti è il Nursing Up, da sempre attivo nel porre evidenza sulle criticità che riguardano la nostra professione, con numeri e report che, purtroppo, vengono marginalmente recepiti dal Governo, reo di non aver messo in atto alcuna misura per arginare il problema.

Nell’ultimo comunicato stampa del sindacato infermieristico si legge: “un dato netto, schiacciante, inequivocabile, che arriva dalla comunità scientifica internazionale e che non può più essere ignorato: secondo una ricerca pubblicata su PubMed nel 2024, ed elaborata da studi e analisi del Nursing Up portati avanti negli ultimi mesi, con costanti confronti sulla realtà italiana con quella europea e mondiale, i determinanti sociali della salute – condizioni economiche, ambientali, lavorative e di benessere psicofisico – influenzano fino all’80% degli esiti clinici dei pazienti. Un legame che riguarda strettamente la professione infermieristica, che rappresenta la categoria più numerosa della sanità mondiale, quella che più influenza direttamente il mondo delle cure, nei paesi economicamente più abbienti, così come in quelli in via di sviluppo.

In parole povere se gli infermieri vivono condizioni di lavoro insostenibili, se subiscono carichi eccessivi, stipendi bassi non al passo con il costo della vita, aggressioni, carriere bloccate e abbandono della professione, è inevitabile che la qualità delle cure e la salute dei cittadini ne vengano irrimediabilmente compromesse.

In Italia, la situazione riflette e amplifica queste criticità:

  • Mancano 175.000 infermieri rispetto agli standard europei
  • Nei pronto soccorso un infermiere arriva a seguire 12-15 pazienti per turno (quando lo standard è di 6), mentre nelle RSA territoriali si può arrivare a casi limite di 30 pazienti per singolo professionista.
  • Ogni anno gli infermieri subiscono 160.000 episodi di aggressione, con ricadute dirette sulla serenità psicologica e sulla sicurezza del lavoro.
  • Nei soli primi nove mesi del 2024 20.000 professionisti hanno lasciato la professione, tra dimissioni e abbandoni volontari.
  • Le malattie professionali degli infermieri italiani sono in netto aumento negli ultimi anni e li collocano tra le professioni più a rischio (oltre il 30% degli infortuni in sanità riguarda gli infermieri). 

Numeri che vanno oltre la denuncia: ogni singolo giorno di carenza infermieristica comporta un rischio di mortalità aggiuntivo del 9,2% per i pazienti ricoverati, come documentato da studi scientifici internazionali.

Non è più una battaglia di categoria ma un allarme di salute pubblica. Se non difendiamo gli infermieri, non difendiamo i pazienti. La serenità, la qualità della vita e le prospettive di crescita professionale dei nostri infermieri si riflettono direttamente sulla qualità dell’assistenza e sulla sopravvivenza dei malati. È tempo che le istituzioni comprendano che investire sugli infermieri non significa solo nuove assunzioni, ma anche stipendi adeguati, carriere trasparenti, sicurezza nei luoghi di lavoro e tutela della salute psicofisica. Solo così potremo restituire dignità alla professione e garantire cure sicure e di qualità ai cittadini.

Nel dibattito politico in vista della prossima legge di bilancio, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha annunciato che ci saranno risorse aggiuntive per la sanità, oltre ai 4 miliardi già previsti per il 2026, sottolineando l’intenzione di puntare su nuove assunzioni, stipendi più alti e misure di defiscalizzazione per il personale. Il ministro ha riconosciuto che la carenza di infermieri è una criticità comune a tutta Europa e ha indicato come priorità l’assunzione di nuovi professionisti, anche per rendere più attrattiva la professione.

Le parole del ministro Schillaci vanno nella direzione giusta ma vanno trasformate in azioni concrete, immediate e strutturali. Non bastano annunci e promesse vane: servono scelte di investimento chiare e vincolanti per fermare la fuga dalla professione. Gli infermieri italiani hanno bisogno di risposte adesso, perché senza di loro la salute dei cittadini non può essere garantita.

Nursing Up ribadisce che la vera emergenza sanitaria non è solo la mancanza di fondi o di strutture, ma l’erosione silenziosa della professione infermieristica. Un’erosione che, se lasciata senza risposte, metterà a rischio la salute di milioni di cittadini italiani”.