L’Asp di Vibo Valentia è stata condannata dal Tribunale di Vibo Valentia per il demansionamento di nove infermieri dell’ospedale di Tropea, impiegati per un periodo fino a dieci anni in attività proprie degli operatori socio-sanitari.
Le due sentenze, rese note dal sindacato Nursing Up, riconoscono il danno alla professionalità e alla dignità dei lavoratori, stabilendo un risarcimento pari al 10% delle retribuzioni percepite nei periodi accertati, oltre agli interessi.
Cosa accadeva a Tropea
Dagli atti giudiziari emerge che gli infermieri, oltre alle attività cliniche e assistenziali, erano chiamati a occuparsi di compiti non propri del loro profilo professionale:
- rifacimento dei letti;
- igiene personale dei pazienti;
- pulizia e sanificazione delle sale operatorie;
- mobilizzazione e trasporto dei degenti;
- sanificazione di ambienti e attrezzature.
Le carenze riguardavano in particolare i reparti di Medicina, Urologia e blocco operatorio. In Medicina gli OSS non coprivano i turni notturni; in Urologia le carenze interessavano anche il turno diurno; nella sala operatoria mancava completamente il personale OSS dedicato.
Una testimone ha dichiarato: «Dal 2015 nel reparto di Medicina non esistevano gli OSS. Mancando gli OSS dovevamo noi infermieri sopperire anche alle attività di questi ultimi». Un’altra testimonianza ha riferito: «Al posto dell’OSS dovevamo pulire la sala a fine intervento. E alcune volte dovevamo trasportare il paziente dalla sala operatoria al reparto».
Il giudizio del Tribunale
Il giudice del Lavoro Angela Damiani ha ritenuto che non si trattasse di attività occasionali, ma di una carenza strutturale. Il Tribunale ha sottolineato che gli infermieri erano stati assegnati a mansioni inferiori «in modo nient’affatto occasionale, quanto piuttosto strutturale, al fine di sopperire alla carenza dell’organico degli OSS». Le attività improprie occupavano quotidianamente i lavoratori «per diverse ore», sottraendo tempo alla valutazione clinica, alla pianificazione dell’assistenza, al monitoraggio dei pazienti e all’educazione sanitaria.
Il giudice ha inoltre riconosciuto il danno alla dignità professionale, considerando la durata del demansionamento e lo svolgimento di mansioni inferiori «di ben due livelli», davanti a pazienti e colleghi.
I risarcimenti riconosciuti
Le due cause riguardano complessivamente nove infermieri, con periodi di demansionamento differenti, in alcuni casi dal 2015 al 2024.
| Voce | Dato |
|---|---|
| Infermieri coinvolti | 9 |
| Periodo accertato | fino al 2015-2024 |
| Richiesta complessiva | 403.762,50 euro |
| Prima causa | 4 infermieri, 182.687,50 euro |
| Seconda causa | 5 infermieri, 221.075 euro |
| Risarcimento riconosciuto | 10% della retribuzione percepita |
| Interessi legali | previsti |
| Rivalutazione monetaria | esclusa |
| Spese processuali | 3.500 euro per causa, 7.000 euro complessivi |
Nei ricorsi presentati nel gennaio 2025, i lavoratori avevano chiesto all’Asp di Vibo Valentia risarcimenti complessivi per 403.762,50 euro. Il Tribunale ha accolto entrambi i ricorsi, ma ha adottato un criterio di liquidazione equitativa diverso rispetto alle somme richieste.
Nursing Up: «L’infermiere non è un tappabuchi»
Il sindacato Nursing Up, che ha sostenuto le vertenze attraverso le strutture regionali e provinciali, ha commentato le sentenze attraverso il segretario regionale Stefano Sisinni e il coordinatore provinciale Giuseppe Gliozzi.
«Questa sentenza afferma un principio che per noi è sacrosanto: l’infermiere non è il “tappabuchi” dell’organizzazione sanitaria. La carenza di personale di supporto non può trasformarsi in una sistematica e prolungata imposizione di mansioni estranee al profilo professionale dell’infermiere».
Il sindacato ha ricordato che la situazione era diventata, nel tempo, «apparentemente normale» solo per la sua durata: «Dieci anni non possono cancellare un diritto».
Conseguenze per pazienti e aziende
Nursing Up ha evidenziato anche l’impatto sulla qualità dell’assistenza: un infermiere impegnato in attività di supporto non proprie del suo profilo ha meno tempo da dedicare all’assistenza specialistica, al monitoraggio clinico e alla presa in carico dei pazienti, tralasciando, quindi, passaggi fondamentali legati all’assistenza infermieristica e alle diagnosi. Il sindacato ha quindi rivolto un monito alle aziende sanitarie:
«Le carenze di organico e le inefficienze organizzative non possono essere risolte scaricandone il peso sui professionisti, né possono trasformare il demansionamento in una prassi quotidiana».
Il valore delle sentenze
Oltre al risarcimento economico, le sentenze riaffermano un principio importante per la professione infermieristica: le carenze di personale non possono essere compensate attribuendo sistematicamente agli infermieri mansioni estranee al loro profilo professionale.
La questione si collega anche alle criticità già segnalate da Nursing Up negli ospedali vibonesi, dove erano stati denunciati organici ridotti, carenze di OSS e demansionamento del personale infermieristico.
