La politica non perda la bussola: la vera emergenza è quella infermieristica

Valorizzazione della professione infermieristica: un dibattito ormai aperto da giorni, se non mesi, ma che non vede una soluzione.

Nel contempo, l’emergenza legata alla carenza di personale si è acuita, costringendo le istituzioni a cercare ed applicare misure alternative (vedi accordi tra Lombardia e Uzbekistan per portare infermieri in cliniche e ospedali, ndr).

E’ proprio il sindacato infermieristico Nursing Up che analizza la difficile situazione in cui si trova l’Italia: “In Italia la vera emergenza è quella degli infermieri e delle altre professioni ex legge 43/2006! Sia chiaro una volta per tutte! L’Italia dei medici presenta numeri inequivocabili che raccontano di una condizione addirittura più felice di quella di molti paesi del Vecchio Continente: 5,3 professionisti ogni 1.000 abitanti, contro una media europea di 4,07. 

Gli infermieri invece restano drammaticamente sotto gli standard: appena 6,86 per 1.000 abitanti, contro gli 8,26 della media UE. E con un rapporto infermieri/medici fermo a 1,3, contro il 2,1 della media Ocse, il nostro sistema continua a poggiare su fondamenta fragilissime. 

Secondo il nuovo Rapporto Agenas, entro il 2035 circa 78mila infermieri raggiungeranno l’età pensionabile, aggravando un fabbisogno che già oggi è insostenibile. La fascia più popolata è quella tra 50 e 54 anni: una “gobba pensionistica” che rischia di svuotare i reparti e lasciare intere aree del Paese scoperte.

Siamo di fronte ad un allarmante calo delle domande ai corsi di laurea in Infermieristica: -11,3% nel 2025 rispetto al 2024, con 18.790 domande a fronte di 20.409 posti disponibili. Per la prima volta il rapporto domande/posti scende sotto l’unità (0,9). E se a questi numeri aggiungiamo il 20% di abbandoni in itinere e chi non si presenta nemmeno al test il risultato è devastante: su 100 giovani che fanno domanda, solo 66 arrivano alla laurea e una parte consistente non entrerà mai nel SSN.

A tutto ciò si aggiunge la profonda ferita economica. Negli ultimi anni gli infermieri hanno perso oltre il 7% di potere d’acquisto, e in prospettiva storica fino a 16.000 euro annui rispetto al valore reale di 35 anni fa. Lo stipendio medio di un infermiere italiano è oggi di circa 32.400 euro lordi l’anno, contro i quasi 40.000 euro della media europea: un divario di oltre 7.000 euro, pari a un –20% che pesa su ogni busta paga.

Oggi un infermiere in pronto soccorso arriva a gestire fino a 12 pazienti contemporaneamente, mentre nelle RSA e nelle strutture territoriali i numeri sfiorano i 30. Nessun’altra categoria professionale subisce un peso così sproporzionato sulle proprie spalle», denuncia il sindacato.

Non servono slogan, servono fatti. Se non si investe ora in stipendi competitivi con l’Europa, borse di studio aggiuntive e condizioni di lavoro dignitose la voragine stimata di 175mila infermieri mancanti si allargherà inevitabilmente. Possiamo costruire ospedali, aprire case di comunità, annunciare riforme e piano di assunzioni: ma senza infermieri resteranno solo scatole vuote o saremo di fronte a meri palliativi. Ma soprattutto politica e opinione pubblica non perdano la bussola: la vera emergenza è quella degli infermieri”!