Carenza di infermieri una bomba ad orologeria pronta ad esplodere

4 settimane ago

Una carenza che ormai si sta trasformando in una vera e propria emergenza: stiamo parlando della mancanza di infermieri nelle strutture pubbliche e private italiane.

Come abbiamo già affermato tante altre volte le motivazioni dietro alla carenza di infermieri sono davvero tante e disparate ma, tra tutte, quella più importante sarebbe la retribuzione, ormai ferma al palo da anni e che è la più bassa in Europa.

In un’indagine realizzata dal sindacato Nursing Up si apprende di come questa carenza di infermieri comporterà una riduzione dei posti letto nel periodo estivo, con conseguenti allungamenti dei tempi d’attesa per quanto concerne visite, liste operatorie e quant’altro.

Nel comunicato stampa si legge: “L’emergenza legata alla carenza di personale infermieristico, che rappresenta in assoluto il deficit numero uno, tristemente irrisolto, del nostro “fatiscente” sistema sanitario, rischia di trasformarsi in un vero e proprio boomerang in vista dei prossimi mesi, quelli storicamente più difficili e delicati per quegli ospedali e quelle strutture sanitarie già messe a dura prova da organici da tempo ridotti all’osso. 

Lombardia e Campania, da giugno in poi, saranno senza dubbio alcuno, le due principali regioni dove si annuncia “una estate davvero rovente” per i nostri professionisti dell’area non medica, in particolar modo per la precaria situazione dei pronto soccorsi e, naturalmente anche per gli altri reparti di emergenza-urgenza, laddove occorrerebbero inserimenti immediati di professionisti, che inevitabilmente vengono a mancare all’appello tra realtà concorsuali che finiscono il più delle volte deserte per le magre offerte economiche, e un piano di assunzioni decisamente deficitario per via delle lacunose politiche regionali.

Abbiamo provato, con i nostri referenti locali, ad esaminare le situazioni più delicate. Lo abbiamo fatto nei giorni scorsi e continueremo a farlo anche per tutti gli altri territori. In questo momento, nell’occhio del ciclone, ci sono realtà come l’ASST di Lecco, quotidianamente alle prese con la fuga di professionisti verso la Svizzera. L’azienda sanitaria lecchese avrebbe una necessità immediata di 400 infermieri.

Scendendo al sud, non possiamo che parlare della Campania, dove accanto alle croniche emergenze di realtà da sempre in difficoltà come il Cardarelli, emergono situazioni a dir poco “esplosive” come quelle dell’Ospedale dal Mare, tra i principali pronto soccorsi cittadini, alle prese con un surplus di pazienti che già dal mese di marzo è ingestibile per i pochi infermieri “rimasti in trincea”. Qui l’emergenza, siamo in Campania, ci riferiscono i nostri referenti, è perenne, ed è solo destinata ad aggravarsi ulteriormente.

Nelle province della Lombardia più vicine alla Svizzera, in particolar modo nell’area sanitaria di Lecco, ma anche nel territorio di Como, ovvero nell’ASST Lariana, con al primo posto, per gravità, rispettivamente realtà sanitarie quali l’Ospedale Manzoni e il Sant’Anna, si rischia da qui a breve un vero tracollo. I posti letto, già numericamente limitati, potrebbero essere ulteriormente ridotti del 10% per garantire un minimo di ferie e turnazioni dignitose ai pochi infermieri rimasti, mentre si rischiano chiusure di reparti nevralgici e pronto soccorsi con accessi decisamente oltre il limite. 

Non è detto, però, ci riferiscono sempre i nostri referenti, che si arrivi a garantire le ferie per tutti, con il serio rischio di arrivare  a negare un diritto sacrosanto dei lavoratori. E non sarebbe certo la prima volta.

In più si annuncia una media di almeno 12-13 pazienti in gestione per ogni infermiere. Sappiamo bene che si tratta di cifre spropositate, dal momento che ogni professionista non dovrebbe superare i 6 pazienti per garantire prestazioni di qualità ai cittadini.

In realtà come l’ASST Lecco, l’unica soluzione all’orizzonte appare quella del “taglio” imminente dei posti letto, l’unica praticabile, pur mantenendo attivi i servizi. D’altronde, anche se ad oggi è aperto un bando per l’assunzione di appena 60 infermieri, ancora non si sa se si riusciranno a riempire tutte le caselle e, comunque, una volta fatto il concorso (che scatterà il prossimo 17 maggio), non si sa davvero cosa accadrà e quanti risponderanno alle proposte economiche che non si annunciano certo allettanti.

Infatti, molti di quelli che risulteranno idonei, potrebbero decidere di andare anche in altri ospedali. Tutto questo influisce non poco sulla crisi sanitaria di un territorio, la Lombardia, dove, di fatto, continuano ad arrivare le allettanti offerte dalla vicina Svizzera (che paga almeno il doppio di quanto percepisce un infermiere in Italia), ma soprattutto gli affitti, in particolar modo a Como, possono superare anche i 1500 euro mensili, questo significa che vanno ben oltre lo stipendio base di un infermiere. 

L’Ospedale del Mare è l’emblema assoluto della crisi degli ospedali campani. Dal mese di marzo, la struttura sanitaria cittadina si ritrova un pronto soccorso in tilt, pieno zeppo di barelle: il presidio di Napoli est da alcune settimane ha la prima linea perennemente ingolfata e l’area di pronto intervento è in grandi difficoltà. Si registra un iperafflusso record proveniente soprattutto dagli ospedali della Asl Napoli 3 sud dove, a Nola e Castellammare, da almeno un mese, sono sospesi gli accessi in emergenza per gli ictus. Le attività delle Stroke Unit, che a Nola funzionava nelle ore diurne e al San Leonardo sulle 24 ore, sono state sospese dalla direzione strategica per le dimissioni presentate da alcuni neurologi assunti a settembre dello scorso anno.

Seguiremo con attenzione l’evolversi delle situazioni con i nostri coordinatori regionali e provinciali. Si annuncia all’orizzonte una nuova estate caldissima per gli infermieri italiani e per i servizi sanitari”, chiude De Palma.