Il DataCorner della FNOPI, aggiornato al 30 giugno 2026, fotografa una crescita degli iscritti all’Albo e un aumento delle fasce più giovani della professione infermieristica. Un dato che Nursing Up accoglie con favore, ma che il sindacato invita a leggere fino in fondo, con realismo, alla luce delle difficoltà che il Sistema Salute sta attraversando.
La domanda che pone Nursing Up
Per il sindacato, la vera domanda non è quanti infermieri risultino iscritti all’Albo, ma un’altra: in un Paese tra i più anziani d’Europa, con un numero crescente di persone affette da patologie croniche e non autosufficienti, i nuovi iscritti segnalati da FNOPI saranno davvero gli infermieri chiamati ad assisterli nei servizi e nelle strutture del SSN? E perché, nonostante questa crescita, ospedali e ambulatori continuano a soffrire la carenza di personale infermieristico?
Il commento di Antonio De Palma
Secondo il presidente nazionale di Nursing Up, Antonio De Palma, i dati pubblicati da FNOPI non sono in discussione, ma non vanno confusi con la fotografia reale della sanità pubblica. Un Albo, spiega De Palma, è un censimento: conta le persone abilitate alla professione. Il Servizio Sanitario Nazionale, invece, ha bisogno di un presidio effettivo — infermieri presenti ogni giorno dove il bisogno di cura si manifesta. Mentre il DataCorner misura gli iscritti, sono i cittadini a misurare i tempi di attesa in pronto soccorso, la disponibilità di assistenza domiciliare, la presenza di un infermiere quando la malattia entra nella loro vita.
Un Paese che invecchia: la sfida demografica
Per Nursing Up, il tema va inquadrato nel cambiamento demografico in corso. L’Italia è tra i Paesi più anziani d’Europa e del mondo: entro il 2050 oltre un terzo della popolazione avrà più di 65 anni. Crescono le patologie croniche, aumenta la non autosufficienza, aumenta il bisogno di assistenza continuativa — ed è proprio qui, secondo il sindacato, che si gioca la vera sfida della sanità italiana.
Dove servono davvero gli infermieri
Per Nursing Up gli infermieri non servono “dentro un database”, ma in ogni contesto dove la fragilità richiede una risposta prima che diventi emergenza:
- sale operatorie e pronto soccorso;
- RSA, dove la complessità assistenziale aumenta ogni anno;
- Case della Comunità e Ospedali di Comunità, che senza professionisti rischiano di restare un’occasione mancata;
- le case degli italiani, come infermieri di famiglia e di comunità, dato che la cronicità vive sempre più fuori dagli ospedali;
- salute mentale, cure domiciliari, hospice e aree interne.
Non basta contare i giovani: il nodo del ricambio generazionale
Lo stesso DataCorner FNOPI segnala un’età media della professione in crescita, arrivata a 46,6 anni — un dato che per Nursing Up impone una riflessione sulla reale capacità del sistema di rigenerarsi.
A questo si aggiungono due dati OCSE citati dal sindacato:
- tra il 2013 e il 2023 i laureati in Infermieristica in Italia sono diminuiti di oltre il 20%, soprattutto per l’aumento degli abbandoni universitari;
- l’Italia dispone di appena 1,5 operatori dell’assistenza a lungo termine ogni 100 persone con più di 65 anni, contro una media OCSE di 5.
Per Nursing Up, questi numeri mostrano che non basta attrarre nuovi giovani verso la professione: occorre accompagnarli fino alla laurea e garantire condizioni economiche, professionali e organizzative che li convincano a restare nel Servizio Sanitario Nazionale.
“Il problema non è quanti siamo, ma dove siamo”
Per De Palma, la forza dell’infermieristica non si misura solo dal numero di iscritti a un Ordine professionale, ma dalla capacità del SSN di trattenere i professionisti e portarli dove il bisogno di salute cresce ogni giorno. Come sintetizza il presidente di Nursing Up, gli italiani non chiedono quanti infermieri risultino iscritti agli Ordini: chiedono semplicemente di trovarne uno quando ne hanno bisogno. Ed è questa, per il sindacato, la vera misura della forza della professione e della credibilità del Servizio Sanitario Nazionale.
