«Da anni il dibattito pubblico si concentra sulla carenza di infermieri. È un problema reale, ma non è l’unico. Esiste un’altra emergenza, molto meno visibile e altrettanto grave: il modo in cui vengono impiegati gli infermieri che già operano ogni giorno negli ospedali, nei servizi territoriali e nelle strutture sanitarie italiane.
Lo Stato investe nella loro formazione universitaria, richiede aggiornamento continuo, master, competenze specialistiche e responsabilità sempre più elevate. Poi, nella pratica quotidiana, una parte rilevante del loro tempo viene assorbita da attività amministrative, logistiche e organizzative che potrebbero essere svolte da altre figure professionali. È uno spreco di competenze che il Servizio sanitario nazionale non può più permettersi».
Lo dichiara Marco Ceccarelli, Segretario Nazionale del COINA – Sindacato Professioni Sanitarie.
Studio Università di Udine: 94,5% infermieri con mansioni non infermieristiche
A fotografare con precisione il fenomeno è uno dei più ampi studi italiani dedicati alle mansioni non infermieristiche, pubblicato sul Journal of Nursing Management dall’Università di Udine.
Metodologia: 733 infermieri, 55% tasso di risposta
Lo studio, di tipo osservazionale trasversale (cross-sectional), ha coinvolto:
- 733 infermieri, selezionati tra i 1.331 professionisti iscritti all’Ordine delle Professioni Infermieristiche della provincia di Belluno
- tasso di risposta: circa 55%
L’indagine ha interessato infermieri operanti in:
- ospedale
- territorio
- strutture residenziali
Analizzando frequenza, tipologia e cause organizzative delle attività non infermieristiche.
Risultati: quadro estremamente significativo
| Indicatore | Valore |
|---|---|
| Infermieri con mansioni non proprie | 94,5% (svolge abitualmente almeno un’attività non infermieristica) |
| Turno assorbito da attività improprie | 32,6% (attività amministrative, logistiche, ausiliarie) |
| Tipologia attività | incombenze burocratiche, organizzative, di supporto |
| Tempo sottratto | assistenza clinica, monitoraggio, educazione, prevenzione, continuità, relazione terapeutica |
La stessa letteratura internazionale stima una quota di attività non infermieristiche compresa tra il 35% e il 62% della giornata lavorativa.
Si tratta di tempo sottratto alla presa in carico del paziente, al monitoraggio clinico, all’educazione sanitaria, alla prevenzione, alla continuità assistenziale e alla relazione terapeutica, cioè alle attività per le quali gli infermieri vengono formati e che rappresentano il cuore della professione.
Ceccarelli: “Non è il capitale umano a mancare: è il modello organizzativo che impedisce pieno utilizzo”
«Dietro questi numeri emerge un problema organizzativo profondo. Ogni minuto sottratto all’assistenza è un minuto sottratto ai cittadini. Ogni infermiere impegnato in attività che potrebbero essere svolte da altre figure è un professionista che non può mettere pienamente a disposizione le proprie competenze cliniche, decisionali, educative e relazionali.
Il risultato è un Servizio sanitario:
- meno efficiente
- meno sicuro
- meno attrattivo per i professionisti
- inevitabilmente più esposto al burnout, alla demotivazione e all’abbandono della professione
Non è il capitale umano a mancare: troppo spesso è il modello organizzativo a impedirne il pieno utilizzo».
L’Europa ha già imboccato la strada della valorizzazione delle competenze
La situazione italiana si colloca in netto contrasto con l’evoluzione registrata in numerosi sistemi sanitari europei, dove da anni si investe nello:
- sviluppo delle competenze infermieristiche avanzate
- modelli organizzativi capaci di valorizzarle
Studio EFN: 35 Paesi europei, pratica infermieristica avanzata
Una ricognizione pubblicata sul Journal of Advanced Nursing, coordinata da Paul De Raeve e realizzata dalla European Federation of Nurses Associations (EFN), ha coinvolto 35 Paesi europei, analizzando lo stato di sviluppo della pratica infermieristica avanzata.
Lo studio evidenzia come molti Paesi abbiano introdotto:
- percorsi formativi dedicati
- competenze cliniche ampliate
- maggiore autonomia professionale
- modelli organizzativi che consentono agli infermieri di operare pienamente nell’ambito delle proprie responsabilità
Pur permanendo differenze tra i diversi ordinamenti nazionali, la tendenza europea è chiara: investire sulle competenze infermieristiche significa:
- migliorare l’accesso alle cure
- gestire meglio le patologie croniche
- garantire maggiore continuità assistenziale
- aumentare l’appropriatezza degli interventi
- migliorare la sostenibilità dei sistemi sanitari
OECD: infermieri di pratica avanzata = risorsa strategica
Nella stessa direzione si colloca il rapporto “Advanced Practice Nursing in Primary Care in OECD Countries” dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD), che evidenzia come l’ampliamento delle competenze infermieristiche, quando accompagnato da adeguata formazione universitaria e da un’organizzazione moderna del lavoro, produce benefici concreti per pazienti, professionisti e sistemi sanitari.
Secondo l’OECD, gli infermieri di pratica avanzata rappresentano una risorsa strategica per:
| Beneficio | Impatto |
|---|---|
| Migliorare accesso alle cure | più cittadini assistiti |
| Rafforzare presa in carico cronici | gestione integrata |
| Garantire continuità assistenziale | ospedale-territorio |
| Ridurre pressione ospedalieri | menos ricoveri |
| Aumentare efficienza sistema | meno costi |
Ceccarelli: “Italia deve cambiare modello organizzativo”
«L’Italia continua a investire risorse importanti nella formazione universitaria degli infermieri, ma troppo spesso non crea le condizioni affinché quelle competenze possano essere realmente utilizzate.
Se un professionista laureato dedica quasi un terzo del proprio turno a mansioni che potrebbero essere svolte da personale amministrativo, logistico o di supporto, il problema non è il professionista. Il problema è un’organizzazione del lavoro che:
- disperde competenze
- riduce il tempo di cura
- impoverisce l’intero Servizio sanitario nazionale
Ogni attività impropria affidata a un infermiere rappresenta un’occasione persa per un paziente che avrebbe bisogno di assistenza qualificata».
Le proposte di COINA: 5 azioni per revisionare organizzazione lavoro
Per COINA – Sindacato Professioni Sanitarie è ormai indispensabile avviare una profonda revisione dell’organizzazione del lavoro che preveda:
| Proposta | Obiettivo |
|---|---|
| Separazione netta attività clinico-assistenziali vs amministrative/logistiche/ausiliarie | ogni figura fa il suo |
| Piena valorizzazione competenze professionali, specialistiche e avanzate | infermieri operano come formati |
| Percorsi di carriera coerenti con formazione, responsabilità ed esperienza | mobilità professionale |
| Rafforzamento personale di supporto | professionisti in base all’attività di competenza |
| Modelli organizzativi orientati a restituire tempo di assistenza ai pazienti | qualità, sicurezza, efficienza |
«Non chiediamo privilegi – conclude Ceccarelli –. Chiediamo semplicemente che ogni professionista possa svolgere il lavoro per il quale ha studiato, si è laureato e continua ad aggiornarsi. Restituire agli infermieri il tempo dell’assistenza significa:
- restituire valore ai pazienti
- utilizzare meglio le risorse pubbliche
- ridurre gli sprechi organizzativi
- construire una sanità capace di affrontare le sfide dei prossimi decenni».
Fonti:
- Università di Udine, studio “Mansioni non infermieristiche”, Journal of Nursing Management, 733 infermieri, 94,5%, 32,6%, 2026.
- COINA – Sindacato Professioni Sanitarie, Marco Ceccarelli (Segretario Nazionale), dichiarazione, 2026.
- EFN (European Federation of Nurses Associations), Journal of Advanced Nursing, 35 Paesi europei, pratica avanzata, 2026.
- OECD, “Advanced Practice Nursing in Primary Care in OECD Countries”, infermieri pratica avanzata risorsa strategica, 2026.
- Paul De Raeve, coordinamento studio EFN, 2026.
