Infermieri italiani: l’Europa li “adotta” ancor prima di laurearsi

3 settimane ago

Da qualche anno a questa parte i Paesi Europei stanno intercettando i laureandi italiani in Infermieristica per offrirgli un lavoro sicuro, stipendi che in Italia ormai ci sogniamo e una crescita professionale senza pari.

Il Nursing Up ha analizzato proprio questo fenomeno crescente, evidenziandone i limiti per l’Italia in un comunicato stampa: “Formare un infermiere in Italia non è solo un atto accademico, è un investimento di Stato. Secondo i dati del Rapporto CREA Sanità il costo pubblico per la formazione di un singolo laureato si aggira intorno ai 30.000 euro.

Considerando che ogni anno in media circa 7.000 infermieri abbandonano l’Italia per l’estero (dati confermati da report  autorevoli, come quello dell’agenzia specializzata Hunters Group), il calcolo è brutale: regaliamo al resto d’Europa oltre 200 milioni di euro l’anno in capitale umano già pronto all’uso. Un paradosso inaccettabile per un Paese come il nostro che denuncia una carenza globale di 175mila infermieri rispetto agli standard europei. 

Siamo diventati un vero e proprio vivaio gratuito per i Paesi stranieri. Mentre noi paghiamo docenti, strutture e tirocini, gli ospedali tedeschi, norvegesi e svizzeri si accomodano in prima fila per firmare contratti con ragazzi che non hanno ancora discusso la tesi. È un paradosso folle: l’Italia semina, l’Europa vendemmia.

Il reclutamento non aspetta più l’abilitazione. Il perno della strategia estera è adesso l’anticipo totale. C’è chi pesca a piene mani dalla nostra vulnerabilità, puntando sulle scarse prospettive che siamo capaci di offrire. Ed è proprio scavando scavando, che possiamo ora dar  conto di alcuni esempi lampanti di inserimento linguistico-professionale per laureandi in infermieristica che possono cominciare inserimento nei Paesi europei prima ancora della laurea.

GERMANIA (Progetto FIA – Baden Württemberg): Il programma Germitalia blocca i laureandi e offre addirittura il finanziamento totale del corso di lingua con vitto e alloggio inclusi direttamente in Germania. Lo studente è sollevato dalla ricerca della casa: l’ospedale la assegna prima della partenza. A livello economico, l’inserimento prevede una progressione legata al riconoscimento del titolo:

Fase iniziale (Pre-riconoscimento): Stipendio lordo iniziale tra 2.400€ e 2.600€ (circa 1.600€–1.800€ netti. Non male per un neo laureato al primo incarico  se non paghi alloggio!).

A regime (Infermiere riconosciuto): Stipendio lordo tra 3.300€ e 3.800€ (circa 2.300€–2.800€ netti), cifra che può superare i 4.000€ lordi includendo le indennità.

NORVEGIA (Global Working): Un vero e proprio bando d’assalto che promette 3.500 euro netti, ma la vera forza è il welfare: alloggio e bollette pagate, voli rimborsati e corso di lingua Helsenorsk gratuito avviato prima della partenza.

SVIZZERA (Progetto Svizzera): Qui si punta al “colpaccio” economico. Annunci mirati ai laureandi offrono tra i 5.000 e i 6.500 franchi mensili (fino a 6.700€ al cambio attuale) nelle zone di Zurigo e Basilea, con un supporto logistico che azzera il trauma del trasferimento.

  • STIPENDIO ITALIA: € 1.500 – 1.700 (Affitto sempre a carico del lavoratore).
  • STIPENDIO ESTERO: € 3.500 – 4.500 (Alloggio spesso incluso o pagato).
  • FORMAZIONE LINGUISTICA: Gratuita e rimborsata all’estero 

Mentre i nostri laureandi vengono “blindati” dall’Europa, l’Italia risponde svuotando i reparti dei paesi extra-UE per tappare i buchi.

I casi regionali più eclatanti:

  • LOMBARDIA (Il caso Uzbekistan e Magellano/Sudamerica): L’assessore al Welfare, Guido Bertolaso, è il pioniere del reclutamento di infermieri stranieri e ora punta all’arrivo di 3.000 infermieri uzbeki. Nel frattempo a Varese (ASST Sette Laghi), infermieri sudamericani sono stati inseriti nelle corsie dopo appena 4 settimane di corso di italiano: una “toppa” che da parte del Nursing Up ha sempre sollevato legittimi dubbi sulla sicurezza clinica.
  • LAZIO (Cile e Perù): Il governatore Francesco Rocca ha annunciato missioni di reclutamento in Sudamerica per tamponare i buchi regionali.
  • VENETO (L’opzione Perù): La Regione seleziona e forma 100 infermiere all’anno in Perù da assumere stabilmente.
  • CALABRIA E PUGLIA: Importati centinaia di professionisti da Cuba per evitare la chiusura dei reparti, un modello di “noleggio” che non risolve la crisi strutturale.

La nostra inchiesta parla chiaro: se l’Italia non equipara i salari e non ricrea attrattività verso la professione, le sue università continueranno a essere solo l’anticamera dell’aeroporto. Il SSN sta “annichilendosi per dissanguamento”, e l’Europa , ma non solo, ringrazia e si porta via i nostri giovani migliori, non dando modo all’Italia nemmeno di guardarli in faccia, dopo averli formati e laureati. 

Chiediamo al Governo un’inversione di rotta immediata: non servono toppe straniere, serve dare dignità economica ai nostri talenti prima che l’ultimo infermiere italiano spenga la luce della propria stanza e parta per l’estero”.