Carmelo Gagliano ha aperto l’audizione parlamentare alla Camera dedicata all’analisi del divario salariale di genere, portando all’attenzione dei Deputati le criticità e le proposte di una categoria che, in Italia, conta oltre 460.000 iscritti, di cui il 76% è composto da donne.
E’ proprio la FNOPI, in un comunicato stampa, ad elencare le proposte alla Camera:”
- Innovazione dei modelli organizzativi: prevedere nei contratti istituti che favoriscano la reale conciliazione tra vita privata e professionale.
- Sviluppo di carriera ed equità: garantire percorsi di crescita economica e professionale basati su criteri oggettivi, assicurando parità di accesso alle posizioni di vertice.
- Armonizzazione dei contratti: ridurre il divario tra i diversi CCNL (pubblico e privato) in materia di diritti allo studio, congedi parentali e tutela della salute, eliminando le penalizzazioni che spesso colpiscono le professioniste nel settore privato (dove si registrano punte di scostamento retributivo fino al 24%).
- Istituzione del Garante: creare la figura del Garante per i diritti sul lavoro all’interno delle aziende per prevenire e contrastare ogni forma di discriminazione e violenza.
Il cuore dell’intervento si è focalizzato sulla Direttiva (UE) 2023/970, che l’Italia dovrà recepire entro giugno 2026. Una norma che il vicepresidente Gagliano definisce “radicale”, poiché sposta il piano dalla teoria alla pratica attraverso la trasparenza retributiva. “Non basterà più dichiarare la parità ma occorrerà rendere visibili i criteri con cui si determinano gli stipendi”. La Direttiva introduce obblighi stringenti: dal divieto di chiedere lo storico salariale in fase di colloquio, all’inversione dell’onere della prova (sarà il datore di lavoro a dover dimostrare l’assenza di discriminazione), fino al diritto dei lavoratori di conoscere i livelli retributivi medi disaggregati per genere. Per la FNOPI, questo strumento è essenziale per far emergere il valore delle competenze infermieristiche, spesso sottostimato a causa di stereotipi legati al “lavoro di cura”.
Il divario salariale ha costi sociali enormi. In Italia, la differenza nei tassi di occupazione tra generi è di 18 punti percentuali e l’inattività femminile supera il 60%, spesso per carichi di cura familiare non condivisi. Per le infermiere, ciò si traduce in turni logoranti e rinunce forzate. “Un sistema fondato su una maggioranza di lavoratrici sottopagate non potrà reggere a lungo alla domanda di salute di una popolazione che invecchia. Investire nella parità significa ridurre il turnover, contrastare l’esodo di competenze e rendere la professione nuovamente attrattiva per le nuove generazioni”.
