E’ da poco iniziato il triennio 2026-2028 per quanto riguarda gli ECM richiesti agli operatori della sanità e ci sono già tante discussioni.
Una di queste riguarda l’accesso agli stessi crediti ECM in quanto lo stesso varia da regione a regione e, in questo modo, determina una vera e propria disparità che va ad influire sulle competenze e sulla crescita professionale degli infermieri.
Il Nursing Up ha analizzato la situazione Italiana in un comunicato stampa in cui si legge: “I Rapporti AGENAS 2022–2024 sulla formazione continua (ECM) mostrano come l’organizzazione regionale della sanità abbia prodotto nel tempo modelli formativi differenziati. A parità di obblighi professionali, le condizioni concrete per adempiere all’ECM variano sensibilmente da Regione a Regione.
Le differenze riguardano l’offerta formativa, la possibilità di partecipare a eventi residenziali e sul campo, il supporto organizzativo e la copertura dei tempi di formazione all’interno dell’orario di lavoro.
Infermieri, ostetriche e tutti gli altri professionisti dell’assistenza che svolgono le stesse funzioni clinico-assistenziali operano oggi in contesti formativi differenti, con opportunità di aggiornamento non uniformi. In alcune Regioni l’offerta è più strutturata e integrata nell’organizzazione dei servizi; in altre l’aggiornamento è affidato prevalentemente alla formazione a distanza, che non sempre consente lo sviluppo di competenze pratiche e avanzate.
Questa disomogeneità incide sull’aggiornamento professionale e sulla possibilità di mantenere competenze allineate all’evoluzione dei modelli assistenziali.
La magistratura contabile evidenzia come le maggiori criticità, non solo nelle cure, ma anche nella formazione, persistano nelle Regioni caratterizzate da squilibri di bilancio o sottoposte a piani di rientro – tra cui Calabria, Molise, Campania, Sicilia, Lazio, Abruzzo e Puglia – dove la spesa sanitaria è spesso assorbita dalla gestione dell’emergenza assistenziale e dal contenimento dei costi.
In questi contesti, gli investimenti destinati alla formazione del personale risultano inevitabilmente più vulnerabili. La Corte dei conti segnala come la quota di spesa dedicata a formazione, aggiornamento e sviluppo delle competenze possa ridursi sensibilmente, in alcuni casi scendendo al di sotto dell’1% della spesa per il personale, a fronte di valori più elevati nelle Regioni con assetti organizzativi più solidi.
Queste differenze finanziarie si riflettono direttamente sulla struttura e sulla continuità della formazione ECM.
Secondo AGENAS, le disuguaglianze territoriali nei modelli organizzativi e nella formazione continua non riguardano singole realtà isolate, ma interi sistemi regionali. Ne deriva una disponibilità non uniforme di competenze nei servizi, con potenziali effetti sulla qualità organizzativa e sull’omogeneità dell’assistenza erogata sul territorio nazionale.
In questo quadro, la formazione continua non è un elemento neutro, ma una variabile che interagisce con le condizioni strutturali dei sistemi sanitari regionali.
I monitoraggi AGENAS e le Relazioni della Corte dei conti evidenziano anche esperienze regionali in cui la formazione continua è stata integrata nella programmazione sanitaria e organizzativa. In Regioni come Emilia-Romagna, Toscana, Veneto e Lombardia l’aggiornamento professionale è stato inserito in percorsi pluriennali più strutturati, con una maggiore continuità dell’offerta ECM.
In questi contesti, la formazione è utilizzata come strumento di supporto alla qualità dei servizi e all’innovazione organizzativa.
Il confronto internazionale rafforza la criticità del quadro italiano. Secondo i rapporti OCSE e OMS, nei principali Paesi europei la formazione continua dei professionisti sanitari è regolata da standard nazionali omogenei, con risorse dedicate e giornate di aggiornamento retribuito garantite, riducendo le differenze territoriali.
I dati AGENAS e le analisi della Corte dei conti, che volutamente abbiamo agganciato, mostrano che la formazione continua nel SSN non è ancora garantita in modo uniforme. Assicurare condizioni omogenee di accesso all’ECM significa tutelare i professionisti e rafforzare la qualità dell’assistenza. Al di là degli obblighi che spettano al professionista, le condizioni devono essere uniformi. La formazione continua dovrebbe essere considerata una componente strutturale del Servizio sanitario nazionale e non una variabile dipendente dalle condizioni delle singole realtà regionali”.
