La Cassazione finalmente chiarisce che contano i fatti e l’esposizione reale, non i pareri aziendali quando si tratta di esposizione al rischio radiattivo da parte di operatori sanitari all’interno delle Unità Operative.
Il Nursing Up ha pubblicato un comunicato stampa in relazione al rischio radiologico dopo la pubblicazione di una sentenza della cassazione che ha condannato l’azienda sanitaria che aveva precedentemente negato l’indennità di rischio radiologico e il congedo per recupero biologico agli infermieri strumentisti.
Nel comunicato si legge: “Per la Corte, ciò che rileva non è la qualifica formale attribuita dall’azienda, ma l’esposizione reale, stabile e non occasionale alle radiazioni ionizzanti. Per i professionisti sanitari diversi da medici e tecnici di radiologia, il diritto ai benefici sussiste quando l’attività viene svolta abitualmente in aree classificate come “zone controllate”, secondo i criteri della normativa di radioprotezione. La presenza continuativa in tali aree è equiparabile, sul piano giuridico, al superamento delle soglie annue di esposizione rilevanti.
La Cassazione chiarisce anche che l’esposizione qualificata può essere dimostrata tramite consulenza tecnica d’ufficio, finalizzata a ricostruire dati oggettivi come la presenza effettiva in sala operatoria, il numero di interventi effettuati, le mansioni svolte e la classificazione delle aree di lavoro. Non si tratta di un accertamento esplorativo, ma di uno strumento pienamente legittimo nel processo del lavoro, dove il giudice dispone di ampi poteri istruttori.
Le evidenze epidemiologiche internazionali indicano un rischio aumentato del 20–30% per infermieri di sala operatoria e infermieri strumentisti coinvolti in procedure chirurgiche e interventistiche radioguidate. L’esposizione cronica, anche a basse dosi, è associata a un incremento del rischio oncologico, cataratta professionale e disturbi tiroidei, oltre a problematiche muscolo-scheletriche legate all’uso prolungato dei dispositivi di protezione.
La sanità è un settore in cui l’esposizione è quotidiana, integrata nei flussi ordinari di lavoro e spesso poco tracciata. Questa sentenza rafforza la necessità di misurazioni oggettive, dati verificabili e trasparenza, perché oggi il rischio radiologico non è solo un tema di salute, ma anche di diritti esigibili”
