“Lavoriamo 12 ore e 10 giorni consecutivi senza riposo”: la testimonianza di 2 Infermieri

3 settimane ago

La carenza di personale infermieristico è diventato un tema particolarmente importante nel mondo della sanità.

Sara Presutto, segreteria territoriale Nursind Venezia, e infermiera di area critica ha rilasciato una breve intervista a “Il Corriere”, in cui pone l’attenzione alla difficile situazione che sta vivendo l’Unità Operativa in cui presta servizio, ossia la Rianimazione, in cui si arriva a lavorare anche 10 giorni consecutivi, a volte anche con turni di 12 ore a causa della carenza di infermieri.

Nel mio reparto, a causa della carenza di organico e altri imprevisti che possono capitare, non si arriva mai a 8 infermieri per turno (in generale lo standard è di 7 per 16 posti letto). Per esempio, qualche settimana fa si sono ammalati contemporaneamente quattro colleghi. L’assistenza va garantita nelle 24 ore, quindi si chiede a chi è in servizio di fare gli straordinari, prolungando il turno di lavoro fino a 12 ore, o anticipando l’orario del turno di notte.

Capita di lavorare anche dieci giorni consecutivi senza prendere un giorno di riposo, col rischio di commettere errori che non possiamo permetterci, avendo a che fare con la vita delle persone, tanto più se sono ricoverate in “area critica”, per esempio perché hanno subito interventi chirurgici complicati o hanno avuto un ictus o un trauma grave o un’insufficienza respiratoria da polmonite.

Purtroppo sta diventando la prassi un po’ dappertutto, poiché occorre coprire i buchi dovuti alla carenza di personale. Per esempio, si arriva a fare in media dai 6 ai 10 turni di notte, un lavoro usurante che incide sulla salute facendo aumentare, tra l’altro, il rischio di sviluppare malattie cerebro-cardiovascolari, ma che ancora non è riconosciuto come tale.

Qualche anno fa solo nel mio reparto cinque colleghi hanno deciso di licenziarsi e aprire la partita iva per svolgere la libera professione; così si organizzano da soli, prendendo accordi con strutture private o anche pubbliche, lavorando “a gettone”. Non fanno più turni massacranti e riescono a conciliare meglio lavoro e vita privata, guadagnando di più. Ma se le condizioni di lavoro ed economiche fossero migliori, non si farebbero queste scelte, né si andrebbe a lavorare all’estero.

Per esempio, fino a poco tempo fa in Italia un “infermiere base” (laurea triennale) guadagnava 1.800 euro lordi al mese; ora, col rinnovo del contratto collettivo di lavoro, arriva a circa 2.000 euro; in Germania, lo stesso infermiere guadagna 2.400 euro, 400 in più. Inoltre, da noi spesso mancano interventi per favorire il benessere del personale, che si sente sempre più stressato e sfruttato”.