Si è tenuta ieri la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne per la quale c’è ancora molto su cui lavorare.
Eppure c’è un dato che fa davvero rabbrividire: circa il 45% delle infermiere ha subito, nella propria carriera lavorativa, almeno un’aggressione. I dati sono stati estrapolati da uno studio pubblicato su Frontiers in Public Health, con picchi fino al 58,7% nei contesti più critici quali l’SPDC e il Pronto Soccoroso.
Il Nursing Up si è occupato di questa emergenza svariate volte e, anche in questa occasione, nel comunicato stampa ha dichiarato: “i numeri CEASE-it e INAIL li conosciamo bene e confermano ciò che denunciamo da anni: la violenza contro gli infermieri – e in particolare contro le infermiere – non è eccezione, è sistematica. E finché 120mila episodi resteranno sommersi, la ferita continuerà a sanguinare.
La vulnerabilità non dipende solo dalla grande maggioranza numerica delle donne nella professione.
Entrano in gioco fattori relazionali, culturali e clinici:
- prossimità continua al paziente: le infermiere trascorrono più tempo con le persone nelle fasi più fragili;
- ruolo empatico-relazionale: l’assistenza continua viene percepita come “disponibilità illimitata”;
- stereotipi culturali: la donna viene vista come figura “più aggredibile”;
- sommerso specifico dei reparti psichiatrici: molte professioniste evitano la denuncia per proteggere il paziente fragile.
Le infermiere sono esposte perché incarnano la parte più relazionale, empatica e continua dell’assistenza. È lì, nel cuore della cura, che la violenza trova il varco.
Il sindacato chiede interventi vincolanti, omogenei e nazionali:
- Piano nazionale obbligatorio contro la violenza in sanità, con azioni concrete e tangibili finalizzate alla prevenzione del fenomeno.
- Registro digitale unico per segnalare ogni episodio
- Rafforzamento degli organici per ridurre la solitudine assistenziale, soprattutto nei turni notturni
- Formazione obbligatoria su de-escalation, gestione dell’aggressività e rischio psichiatrico
- Tutela legale e psicologica garantita alle vittime
- Osservatorio nazionale permanente con dati pubblici e aggiornati
- Campagne rivolte ai cittadini per contrastare la normalizzazione della violenza negli ospedali
Non chiediamo promesse, chiediamo atti concreti. Le donne della sanità non possono più essere lasciate sole.
Difendere le donne che curano significa difendere la sanità stessa. Se crolla la sicurezza di chi cura, crolla il Paese. È il momento di intervenire davvero”, conclude De Palma.
