La scorsa settimana la giunta regionale della Puglia ha approvato una delibera con la quale è stato concesso alle RSA di sostituire il 50% del personale infermieristico con Operatori Socio Sanitari.
La decisione era stata presa per far fronte all’emergenza legata alla carenza di personale infermieristico e alle difficoltà che tali strutture devono affrontare quotidianamente. Ovviamente l’OPI Puglia non è assolutamente d’accordo con quanto stabilito nella delibera e, in una nota a firma Pierpaolo Volpe, si legge:
“La delibera determina un “vulnus” reale e concreto per le persone fragili che risiedono nelle Rsa, nella loro qualità di persone portatrici di bisogni d’assistenza che l’attuale ordinamento assegna in esclusiva pertinenza alla professione sanitaria di Infermiere. L’Opi ne chiede quindi il ritiro. Non v’è dubbio che le deroghe che il provvedimento determina agli standard di personale necessario per garantire la correttezza e la qualità delle cure infermieristiche nelle Rsa non sono ammesse dalla legislazione sanitaria nazionale e regionale”.
Dello stesso parere anche il Consigliere Regionale PD Antonio Paolo Scalera che ha affermato: “La salute dei cittadini in particolare delle persone non autosufficienti e più fragili, non può essere messa a rischio da misure emergenziali che calpestano le normative e svalutano le competenze professionali. Esprimo piena solidarietà e sostegno alle posizioni assunte dal Coordinamento Regionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (OPI).
Gli OSS svolgono un ruolo prezioso e indispensabile ma non possono e non devono essere chiamati a sostituire gli infermieri, che detengono competenze cliniche, diagnostiche e assistenziali non delegabili, sancite dalla legge e fondamentali per garantire standard di cura adeguati.
La carenza di personale infermieristico non può giustificare scorciatoie che riducono la qualità dell’assistenza, ma deve essere affrontata con politiche strutturali e responsabili. È necessario aprire un confronto serio con gli ordini professionali, investire in formazione, incentivare l’assunzione stabile di infermieri e adottare strategie straordinarie già sperimentate in altre Regioni, come i concorsi rapidi o il reclutamento mirato”.
