5 mesi ago

La gestione di un paziente con sospetto STEMI è una corsa contro il tempo il cui obiettivo è la riperfusione coronarica nel minor tempo possibile (“il tempo è muscolo”). L’infermiere di triage, riconoscendo il dolore toracico come un sintomo critico, deve attribuire un codice di massima urgenza e avviare immediatamente il percorso diagnostico-terapeutico. La prima azione è eseguire un Elettrocardiogramma (ECG) a 12 derivazioni entro 10 minuti dall’arrivo del paziente, per confermare la diagnosi di STEMI.

Contemporaneamente, si procede alla messa in sicurezza del paziente: posizionamento a letto in posizione semiseduta, monitoraggio multiparametrico continuo (ECG, P.A., SpO2), reperimento di un accesso venoso di grosso calibro e prelievo ematico per gli enzimi cardiaci (troponina) e altri esami di routine. Su prescrizione medica, l’infermiere somministra la terapia farmacologica d’emergenza, riassunta spesso dall’acronimo “MONA” (anche se non sempre in quest’ordine): Ossigeno se la SpO2 < 90%, Aspirina e/o un altro antiaggregante, Nitrati sublinguali per la vasodilatazione coronarica (se la pressione arteriosa lo consente) e Morfina endovena per controllare il dolore severo e l’ansia.

L’infermiere ha un ruolo chiave nell’attivare il team dell’emodinamica per l’angioplastica primaria (PCI), considerata il trattamento di scelta se eseguibile entro 90-120 minuti. Durante l’attesa, è fondamentale la sorveglianza continua per l’insorgenza di aritmie potenzialmente letali e il supporto psicologico al paziente, che vive un momento di grande ansia e paura.