Sistema Sanitario allo sbando: Italia agli ultimi posti per gli investimenti

4 settimane ago

Il Sistema Sanitario Italiano è in profonda crisi, ormai lo sanno tutti, professionisti sanitari e non.

Eppure, nonostante la crisi protrattasi nel corso del tempo, sembra che il Governo e le Istituzioni non siano ancora riuscite a prendere delle misure concrete per fermare la discesa del SSN verso il baratro. L’Italia, nel contesto europeo, è agli ultimi posti per quanto riguarda il capitale investito nella sanità.

In un comunicato stampa del sindacato infermieristico Nursing Up viene analizzato questo importante aspetto. De Palma ha dichiarato: “E’ evidente che il nostro intero sistema salute attraversa una crisi profonda, le cui radici hanno origine nel lontano passato, il nostro fin troppo malandato e debole SSN, paga lo scotto, oggi più che mai, degli ultimi 15 anni all’insegna di gestioni politiche a dir poco mediocri e pressapochiste, per usare un eufemismo, dove la parola investimento, in primis nelle competenze e nel talento dei professionisti di casa nostra, e nella loro valorizzazione economico-contrattuale, nonché nella tutela della condizione psico-fisica degli operatori sanitari, è venuta decisamente a mancare. 

La carenza cronica di personale si è aggravata di anno in anno, senza che nessun Governo sia stato capace fin qui di porvi rimedio, per non parlare poi di una sanità territoriale che si regge malapena a galla al Nord ed è praticamente inesistente al Sud, con ricoveri spesso evitabili che pesano come macigni su ospedali già in debito di ossigeno per il deficit dei propri organici. Strutture sanitarie con reparti spesso accorpati e posti letti limitati ai minimi termini: dove stiamo andando?»

Soprattutto gli ultimi anni sono stati caratterizzati da pericolose politiche di austerity, non smetteremo mai di denunciarlo, la cui drammatica realtà non viene solo vissuta, oggi, sulla pelle dei nostri professionisti sanitari, con turni massacranti e retribuzioni che ci collocano agli ultimi posti in Europa e un piano di assunzioni con il contagocce che non è certo quello di cui avremmo bisogno per coprire le carenze di ogni singola regione, ma soprattutto sono i cittadini, è la collettività, a dover inghiottire il boccone più amaro.

Il recente report della Fondazione Gimbe, che evidenzia apertamente il profondo gap che l’Italia paga rispetto all’Europa in termini di investimenti nel proprio sistema sanitario, rappresenta l’ennesimo campanello di allarme, ma soprattutto corrobora a pieno il senso profondo delle nostre battaglie, nelle piazze e nei tavoli contrattuali, laddove oggi Nursing Up chiede a gran voce a questo Governo di non limitarsi ad affermare di essere l’esecutivo che negli ultimi anni sta investendo di più nel nostro sistema sanitario. Ci vuole ben altro per uscire dal tunnel!

I dati della Gimbe dicono apertamente che il gap con gli altri Paesi europei dal 2010 a oggi è progressivamente e pericolosamente aumentato, arrivando nel 2022 a 867 dollari, pari a quasi 810 euro che, parametrato a una popolazione residente Istat al 1° gennaio 2023, per l’anno 2022 corrisponde a una voragine di 47,7 miliardi di euro. Nell’intero periodo 2010-2022 il gap cumulativo arriva alla cifra monstre di 363 miliardi di dollari, pari a circa 336 miliardi di euro. Non bastano quindi, secondo Gimbe, 4 miliardi di euro all’anno per ridurre il gap con l’Europa”.

Le magre retribuzioni non reggono il passo con l’aumento del costo della vita, e ancora i turni massacranti, il tempo sottratto ai figli e alle famiglie per una professione sempre più usurante come quella dei nostri infermieri, per non parlare del calo di laureati (-10,5%), i concorsi che vanno deserti per le offerte economiche ben poco dignitose, il calo di iscritti alle facoltà sanitarie, nonché le fughe all’estero dei giovani (6mila solo nel 2023) e le dimissioni volontarie dalla sanità pubblica, con il rischio di perdere il 30% di professionisti da qui a tre anni, ma soprattutto una carenza di infermieri che oggi tocca l’acme di 175mila professionisti dell’assistenza.

Come colmeremo questa voragine senza investimenti finalmente mirati, ma soprattutto senza politiche lungimiranti, forti di azioni concrete e non certo di mere promesse e pacche sulle spalle, che per la verità somigliano ogni giorno sempre di più a schiaffi in pieno volto?

Gimbe sostiene, ed è gravissimo, che negli ultimi 15 anni tutti i Governi, di ogni colore, hanno tagliato risorse o non finanziato adeguatamente il nostro Ssn, portando il nostro Paese a essere in Europa il ‘primo tra i paesi poveri’ in termini di spesa sanitaria pubblica, sia in percentuale del PIL, sia soprattutto pro capite. Infatti nel 2022 siamo davanti solo ai paesi dell’Europa meridionale – Spagna, Portogallo, Grecia – e a quelli dell’Europa dell’Est, eccetto la Repubblica Ceca”.

La nostra sanità ha bisogno di investimenti reali,  per uscire dalla crisi in cui è piombata.

Ed è per questo che noi di Nursing Up, al di fuori delle cifre del contratto di cui stiamo discutendo con l’ARAN, abbiamo chiesto al Governo un provvedimento straordinario di 452 milioni di euro, che servirà a garantire il raddoppio dell’indennità di specificità infermieristica , la sua estensione alle ostetriche, ed un incremento di quella per gli altri professionisti ex legge 43.

Non c’è altra strada da percorrere: una buona sanità è un impegno sacrosanto che va al di là del colore politico. E il percorso da intraprendere è oggi tutto in salita”, conclude De Palma.

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