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Accusato di violenza sessuale ai malati oncologici: Infermiere nega tutte le accuse

Domenico Sinopoli, l’Infermiere in servizio presso l’Ospedale De Lellis di Catanzaro accusato di violenza sessuale a due pazienti oncologici durante l’attività lavorativa, ha dichiarato la sua versione dei fatti, difendendosi e negando di aver mai violentato i due pazienti oncologici mentre erano attaccati alla flebo per la somministrazione del trattamento chemioterapico.

Sinopoli, per quanto dichiarato, si sarebbe preso cura dei pazienti presenti nell’Unità Operativa proprio come avrebbe sempre fatto nel corso della sua attività lavorativa e senza alcun intento di avvicinarsi a loro in modo subdolo o per creare un contatto con i suoi genitali.

L’Infermiere sarebbe in carcere per violenza sessuale e concussione e agli arresti domiciliari per minaccia aggravata. Nonostante ciò si sarebbe dichiarato estraneo ai fatti, come dicevamo in precedenza. L’avvocato difensore avrebbe chiesto anche una diminuzione delle misure cautelari per il suo assistito.

Come riportato dalla redazione, le dichiarazioni rilasciate da uno dei pazienti, sospetto di abusi ci avevano lasciato a bocca aperta. Uno di loro, infatti, aveva affermato:

“Il Sinopoli si è avvicinato alla flebo, io stavo infatti facendo la solita infusione e l’ha guardata in modo strano, tanto che ho temuto che ci fosse qualcosa che non andava proprio ora che stava per terminare la seduta e sarei potuto andare a casa. Mancavano, infatti, circa una decina di minuti alla fine della seduta. A quel punto il Sinopoli tira fuori il mio braccio e mi dice di aprire e chiudere la mano. lo ho eseguito pensando che si trattasse di una operazione per far scendere meglio la terapia, ma immediatamente dopo il Sinopoli ha avvicinato a sé la mano, portandola alla parte superiore delle gambe, abbastanza vicino ai genitali.

lo ho provato disagio, ma ho anche pensato che forse avevo frainteso e che si fosse trattato di un mero incidente e, pertanto, mi sono ritratto, ma non ho fatto altro. Successivamente, però, nuovamente mi ha tirato fuori il braccio portando la mano di nuovo alla stessa altezza delle sue gambe. Ancora una volta mi sono ritratto ed ho compreso, dunque, che non mi ero sbagliato, ma era proprio il Sinopoli che aveva intenzioni a sfondo sessuale che non mi piacevano e mi avevano anche turbato. Come se non bastasse, il Sinopoli mi ha messo la sua mano sulle gambe, all’altezza dei genitali. lo mi sono spostato con tutto il corpo poiché non ci potevo credere e non sapevo cosa fare. Infatti, il braccio era vincolato alla flebo per l’infusione e aveva anche il Picc. Inoltre, come detto, ero solo nella stanza“.

Riproduzione Riservata

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