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In arrivo la valvola cardiaca pediatrica che cresce insieme ai bambini

Le malformazioni congenite, in Italia, coinvolgono circa il 2% delle nascite e le manifestazioni più frequenti sono rappresentate da difetti cardiovascolari (un caso su circa 150-200 nati, fonte Ministero della Salute). Questi ultimi, spesso, riguardano malformazioni delle valvole cardiache che richiedono la sostituzione delle stesse. Attualmente, però, non esiste una valvola progettata specificatamente per l’applicazione pediatrica. Come abbiamo visto nel caso del pacemaker fetale, le considerazioni da fare sono molto diverse rispetto ad un paziente adulto.
Non solo le piccole dimensioni, ma soprattutto il fatto che queste cambino con la crescita del corpo, implica che la protesi debba adattarsi a questo cambiamento, così da evitare successivi interventi chirurgici.
Quello a cui sono al lavoro gli ingegneri del laboratorio Draper, organizzazione di sviluppo e ricerca no profit con sede a Cambridge (Massachusetts), è proprio una protesi valvolare cardiaca, pensata per l’applicazione pediatrica, che possa adattarsi in modo autonomo alla crescita del bambino. In realtà, non è la prima volta che sentiamo parlare di una valvola del genere. Nel 2014, al Policlinico San Donato di Milano, veniva eseguito il primo impianto in Europa della protesi ideata al Children’s Hospital di Boston. Il caso in questione riguardava la sostituzione della valvola mitrale (quella che mette in comunicazione atrio e ventricolo sinistro) difettosa con una protesi pensata inizialmente per sostituire la valvola polmonare negli adulti. La nuova valvola, montata su uno stent, sarebbe stata successivamente dilatata, attraverso un catetere a palloncino, seguendo la crescita dell’organo.
Adesso, gli stessi dottori a capo della ricerca del Children’s Hospital, stanno collaborando con Draper per una protesi che consenta l’espansione, che arriverà fino almeno al doppio del diametro iniziale, senza la necessità di intervento esterno con un catetere, intervento comunque invasivo che richiede l’anestesia ed il ricovero in ospedale.
Sono già iniziati i test ex vivo del primo prototipo realizzato e la speranza è quella di trovare nuovi partner per avviare la sperimentazione animale ed infine ottenere l’approvazione da parte della FDA.
 
Fonte: https://biomedical.closeupengineering.it

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