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Come si classificano i cateteri venosi centrali?

Esistono diverse tipologie di cateteri classificabili in funzione dell’uso, della modalità di inserimento e dei tempi. I cateteri sono definiti tunnellizzati se percorrono un tragitto sottocutaneo prima dell’accesso in vena. I cateteri venosi centrali possono essere anche a punta chiusa o a punta aperta e possono essere inseriti per un breve periodo oppure per un periodo medio-lungo. I cateteri venosi centrali a breve termine vengono lasciati in sito per 1-6 mesi mentre il tempo di permanenza dei cateteri a medio-lungo termine è di oltre 6 mesi.
I cateteri venosi centrali possono essere classificati in parzialmente impiantabili (per esempio Groshong®) o totalmente impiantabili (per esempio Port a Cath®) oppure in cateteri tunnellizzati (per esempio Groshong®) o non tunnellizzati (Hohn® e PICC, Perypherally Inserted Central Catheter). Quelli tunnellizzati percorrono un tragitto sottocutaneo prima dell’accesso in vena. I cateteri venosi centrali possono essere anche a punta chiusa (per esempio il Groshong®) o a punta aperta (Hickman® e Broviac®) e possono essere inseriti per un breve periodo (cateteri a breve termine, per esempio Certofix®) oppure per un periodo medio (per esempio Hohn®) e lungo (cateteri a lungo termine, per esempio PICC, PAC e Groshong®).
I cateteri venosi centrali a breve termine vengono lasciati in sito per 1-6 mesi mentre il tempo di permanenza dei cateteri a medio-lungo termine è di oltre 6 mesi. Il Groshong® può essere a punta chiusa o valvolata e l’Hohn® a punta aperta o non valvolata. PICC e Port a Cath possono avere punta aperta o punta chiusa e il loro impianto cambia a seconda della necessità del malato. In genere i cateteri venosi centrali attualmente in commercio non consentono, per le loro caratteristiche, l’iniezione di liquidi ad alta pressione, per esempio nel caso di somministrazione del mezzo di contrasto.
Da circa un paio d’anni alcune case produttrici hanno messo in commercio cateteri venosi centrali per la somministrazione di farmaci con infusori ad alta pressione: si tratta di Port a Cath o PICC chiamati Power. Sono in poliuretano o silicone di ultima generazione, che consente di sopportare pressioni elevate (300 PSI). In commercio ci sono anche cateteri medicati, cioè impregnati di sostanze atte a ridurre il tasso di infezione. Gli unici cateteri medicati sicuramente efficaci, secondo le metanalisi1 e le linee guida correnti,2 sono quelli ricoperti di clorexidina/sulfadiazina e quelli ricoperti di minociclina/rifampicina.
In genere i catetere a rilascio di ioni (argento o altro) non sono raccomandati perché nessuno studio ha finora mostrato una efficacia certa. Le linee guida SHEA/IDSA aggiornate al 2014 suggeriscono di utilizzare i cateteri omblicali, impregnati di argento, nei neonati nati pretermine. Le linee guida SHEA/IDSA 2014 inoltre sostengono l’uso nei pazienti adulti di cateteri venosi centrali impregnati di antisettico per esempio clorexidina, sulfadiazina di argento o di antibiotico (per esempio minociclina o rifampicina) perché si riduce il rischio di infezioni (CLABSI Central Line-Associated Blood Stream Infection).
In particolare l’uso di cateteri venosi centrali impregnati di antisettico o antibiotico va considerato in caso di:

  1. unità ospedaliere o pazienti che hanno alto rischio di CLABSI e che non rispondono alle terapie standard;
  2. pazienti con accessi venosi limitati e pregressa storia di CLABSI;
  3. pazienti esposti ad alto rischio di gravi complicanze da CLABSI, per esempio pazienti sottoposti a recenti impianti intravascolari quali valvole cardiache o protesi aortiche.

Si raccomanda di tenere sotto controllo i soggetti con catetere venoso centrale impregnato di antisettico per il rischio di effetti negativi come per esempio anafilassi. L’uso di questi cateteri non è raccomandato nei neonati sotto i due mesi. Tutti i cateteri venosi centrali devono essere lavati ogni volta che vengono utilizzati.
 
Fonte: EBN e Zinga “Quesiti Clinico Assistenziali”

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