Professionisti già forti nelle competenze, preparati e consapevoli, ma desiderosi di sapere di più, approfondire e aggiornarsi continuamente per migliorare ulteriormente la qualità delle cure e la sicurezza dei pazienti. È il messaggio che emerge dallo studio europeo Hygeia, pubblicato nel 2026 sull’International Journal of Hygiene and Environmental Health e condotto su 438 infermieri di Italia, Spagna, Svezia e Turchia.
Una professione che vuole formarsi di più
Il 75% degli infermieri coinvolti aveva già partecipato ad almeno un corso di formazione sull’igiene e ben l’84% manifesta interesse per ulteriore formazione. Lo studio rileva che la maggioranza dei professionisti riferisce una buona conoscenza delle misure di igiene, prevenzione e protezione, individuando in disinfezione, sterilizzazione e infection control gli ambiti su cui concentrare ulteriormente i futuri percorsi di approfondimento.
«Questi numeri raccontano una professione forte, preparata e soprattutto consapevole della responsabilità che porta ogni giorno accanto ai pazienti», afferma Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up. «Gli infermieri vogliono sapere di più, approfondire, confrontarsi con l’evoluzione scientifica e continuare a crescere. È un patrimonio professionale che il nostro sistema sanitario deve saper sostenere e valorizzare».
4,3 milioni di pazienti colpiti ogni anno in Europa
La dimensione delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) spiega quanto questa volontà di crescita professionale possa incidere sulla sicurezza delle cure. Secondo l’ECDC, sulla base della rilevazione europea 2022-2023 negli ospedali per acuti, circa 4,3 milioni di pazienti nell’Unione Europea e nello Spazio Economico Europeo contraggono ogni anno almeno un’infezione correlata all’assistenza durante il ricovero.
Le infezioni respiratorie rappresentano complessivamente quasi un terzo delle ICA rilevate a livello europeo, seguite da infezioni delle vie urinarie, del sito chirurgico, del sangue e gastrointestinali. A questo si aggiunge l’antibiotico-resistenza: un batterio su tre individuato nelle ICA risulta resistente ad antibiotici importanti. L’ECDC stima che almeno il 20% delle ICA possa essere prevenuto attraverso programmi continuativi e multifattoriali di prevenzione e controllo.
Terapie intensive: dispositivi e procedure al centro della prevenzione
Nell’Annual Epidemiological Report pubblicato dall’ECDC nel febbraio 2026, relativo alla sorveglianza europea del 2022:
| Indicatore | Valore |
|---|---|
| Pazienti in terapia intensiva oltre 2 giorni (su 100.277) con almeno una ICA sorvegliata | 9.802 (9,8%) |
| Episodi di polmonite associati a intubazione | 83% |
| Infezioni del sangue correlate al catetere | 43% |
| Infezioni delle vie urinarie associate a catetere urinario | 95% |
«Dietro queste percentuali ci sono pazienti fragili e attività che appartengono alla quotidianità dell’assistenza», prosegue De Palma. «Gli infermieri sono costantemente impegnati nella gestione e nel monitoraggio di accessi vascolari, cateteri, medicazioni e pazienti sottoposti a procedure invasive. Più conoscenza significa maggiore capacità di prevenzione».
Il quadro italiano: 325 ospedali e oltre 60mila pazienti
L’indagine nazionale di prevalenza negli ospedali per acuti, condotta nel novembre 2022 secondo il protocollo ECDC, ha coinvolto 325 ospedali di 19 Regioni e Province autonome e 60.404 pazienti.
| Indicatore | Valore |
|---|---|
| Prevalenza media di pazienti con almeno una ICA | 8,8% |
| Infezioni del basso tratto respiratorio | 19,2% |
| Infezioni del sangue | 18,8% |
| Infezioni delle vie urinarie | 17,1% |
| Infezioni del sito chirurgico | 10,5% |
| Covid-19 | 16,3% |
| Pazienti con almeno un dispositivo invasivo | 60,3% |
Il dato nelle RSA
Un aggiornamento pubblicato dall’ISS nel 2026, relativo alla rilevazione 2024, aggiunge un ulteriore elemento: su 31.670 residenti di 470 strutture, il 2,6% presentava almeno una ICA, con le infezioni urinarie (37,8%) e respiratorie (33,3%) tra le più frequenti.
Una professione che vuole continuare a crescere
«È questo il messaggio che arriva dagli infermieri europei e che dobbiamo saper raccogliere anche in Italia», conclude De Palma. «Professionisti già forti nelle competenze, che vogliono diventarlo ancora di più. Vogliono conoscere, capire, approfondire e confrontarsi continuamente con nuove evidenze scientifiche, nuovi rischi, procedure e strumenti. Investire sulla crescita delle competenze degli infermieri significa investire direttamente sulla qualità e sulla sicurezza delle cure».
