Turni notturni indispensabili per garantire l’assistenza, ma notti accumulate negli anni, sonno insufficiente e recuperi inadeguati possono trasformare una necessità assistenziale in un rischio concreto per la salute. È quanto emerge da un approfondimento di Nursing Up, costruito incrociando autorevoli studi scientifici internazionali sul lavoro degli infermieri.
Gli studi internazionali sui rischi del lavoro notturno
| Studio | Campione | Risultato |
|---|---|---|
| Danish Nurse Cohort | 18.015 infermiere | +26% mortalità generale, +71% mortalità cardiovascolare (notturne vs diurne) |
| Studio su lavoro notturno e diabete | 19.873 infermiere | +58% incidenza di diabete |
| Studio su lavoro notturno e demenza | infermiere con almeno 6 anni di turni notturni | incidenza di demenza più che doppia rispetto a chi ha almeno 6 anni di turni diurni |
L’insonnia tra gli infermieri italiani
Sul fronte italiano, lo studio “Insomnia Prevalence among Italian Night-Shift Nurses”, pubblicato su Nursing Reports, ha analizzato 2.355 infermieri impegnati nei turni notturni, rilevando una prevalenza dell’insonnia del 65,4%: 1.524 professionisti, quasi due su tre.
Il commento di Antonio De Palma
«I turni notturni sono indispensabili. Gli ospedali non possono fermarsi quando il resto del Paese dorme», afferma Antonio De Palma, Presidente Nazionale Nursing Up. «Ma non conta soltanto quante notti si fanno: conta come vengono organizzate. Sequenza dei turni, riposi, recuperi, età e anni di esposizione devono diventare parte integrante della prevenzione».
Il peso dell’organizzazione dei turni
A confermare il peso dell’organizzazione è uno studio pubblicato su JAMA Network Open, condotto in cinque ospedali italiani: dopo il turno notturno, il 93,8% degli infermieri del gruppo sottoposto a rotazione inversa presentava livelli elevati di sonnolenza, con maggiore sonnolenza e peggiori livelli di attenzione rispetto alla rotazione in avanti — un fattore che pesa sulla qualità delle cure, in particolare nei reparti di emergenza-urgenza.
Usura fisica e rischio oncologico
Il quadro comprende anche l’usura fisica: una meta-analisi su 5.153 infermieri europei stima nell’87,8% la prevalenza dei disturbi muscoloscheletrici lavoro-correlati. Sul fronte oncologico, la IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’OMS) classifica il lavoro notturno nel Gruppo 2A, ovvero “probabilmente cancerogeno per l’uomo”.
La richiesta di Nursing Up: riconoscere il lavoro usurante
«Alla luce di queste evidenze, Nursing Up rilancia la battaglia per il riconoscimento della professione infermieristica come lavoro usurante», conclude De Palma. «Non chiediamo di cancellare le notti: chiediamo di proteggere chi le affronta per decenni. Il turno notturno è necessario. L’usura evitabile no».
