L’emergenza post pandemia più sottovalutata di tutte: stiamo parlando dell’impatto invalidante del Long Covid sulla forza lavoro infermieristica.
Il Nursing Up, che già in passato si era occupato della questione, ha rianalizzato la situazione attuale alla luce di nuovi accurati studi scientifici, dipingendo un quadro molto più che allarmante.
E’ proprio nel comunicato stampa rilasciato dal sindacato che si legge: “Nursing Up pone l’accento sulla natura organica della sindrome. Recenti studi del Karolinska Institutet e ricerche pubblicate su Nature Immunology hanno isolato specifici biomarcatori di danno tissutale (proteine come CCL3, CD40 e IL-18) nel sangue dei professionisti affetti da Long Covid.
Questi indicatori dimostrano che sintomi come la “nebbia cognitiva” (brain fog), l’affaticamento estremo e la dispnea non sono esaurimento psicologico, ma il risultato di:
- Danno endoteliale: infiammazione cronica dei vasi sanguigni che compromette l’ossigenazione dei tessuti.
- Persistenza virale: frammenti di RNA virale che continuano a replicarsi silenziosamente nel corpo, mantenendo il sistema immunitario in uno stato di allerta perenne.
- Apoptosi cellulare: una morte cellulare accelerata nei tessuti polmonari, che riduce la capacità respiratoria dei professionisti impegnati in turni massacranti.
Il riflesso di questa condizione sulla sanità pubblica è brutale. Come evidenziato dai citati dati OCSE di Aprile 2026, il Long Covid non è solo un problema di salute, ma una zavorra economica che costa fino a 135 miliardi di dollari l’anno ai paesi membri, con una contrazione del PIL dello 0,2%.
Un infermiere con Long Covid è un professionista le cui forze vengono meno proprio quando il sistema ne avrebbe più bisogno. Le assenze prolungate, la necessità di limitazioni nelle attività professionali e la fuoriuscita precoce dal mercato del lavoro stanno acuendo un vuoto già grave. In Italia mancano già tra i 175.000 e i 200.000 infermieri: se a questi sottraiamo le migliaia di colleghi che oggi lottano con danni organici permanenti, il collasso dell’assistenza non è più solo un’astratta ipotesi.
Alla luce di questa disamina, il Nursing Up chiede un intervento immediato e strutturale al Governo e alle Regioni, e non esclude di affrontare questi delicati argomenti in sede di prossima trattativa contrattuale:
- Riconoscimento della Malattia Professionale: È necessario che l’INAIL e le autorità competenti tabellino il Long Covid come malattia professionale specifica per gli operatori sanitari, superando la logica del “caso per caso” e riconoscendo il nesso causale diretto con l’esposizione pandemica.
- Protocolli di Screening e Sorveglianza: Istituzione di centri diagnostici dedicati che utilizzino i test ultrasensibili per i biomarcatori identificati dalla scienza internazionale, per monitorare lo stato di salute di tutti gli infermieri, le ostetriche e gli altri sanitari che hanno contratto il virus in servizio.
- Indennità di Logorio Biologico: Un sostegno economico specifico, per gli infermieri, le ostetriche e gli altri sanitari interessati, che riconosca il danno subito e permetta la gestione delle cure croniche spesso costose e non coperte dal SSN.
- Flessibilità Operativa Protetta: Permettere ai professionisti colpiti di continuare a contribuire al sistema con orari e mansioni compatibili con la loro condizione clinica, senza penalizzazioni in carriera o nello stipendio.
Non accetteremo che il sacrificio degli infermieri e degli altri professionisti sanitari venga archiviato come un ricordo del passato. I biomarcatori denunciamo che il virus è ancora nei corpi dei nostri colleghi, con tutto quanto comporta. Chiediamo giustizia clinica, economica e professionale”.
