Infermieri italiani: oltre il 50% ha più di 50 anni

2 settimane ago

L’Italia è il paese con l’età media più alta a livello europeo.

Ciò si riflette anche sulla professione infermieristica con i monitoraggi della Fondazione GIMBE che evidenziano che oltre il 50% degli infermieri italiani dipendenti del nostro SSN supera i 50 anni. La fascia più numerosa è quella compresa tra i 51 e i 55 anni (18,2%), seguita dai 56-60 anni (16,14%), mentre una quota significativa ha già superato i 60 anni. Solo il 3,16% ha meno di 25 anni, dato che fotografa con chiarezza il vuoto generazionale.

Mentre in Italia l’età media degli infermieri del SSN sfiora i 56-57 anni, in Germania è di 40,6 anni, in Spagna e Regno Unito di 43 anni, nei Paesi Bassi di 42 anni. Significa che l’Italia registra un divario anagrafico di circa 15 anni rispetto ai principali partner europei.

Sulla questione è intervenuto il Nursing Up che ha analizzato i dati e, in un comunicato stampa a cura di Antonio De Palma, ha affermato: “l’invecchiamento della popolazione comporta un incremento strutturale delle patologie croniche – diabete, scompenso cardiaco, BPCO, fragilità geriatrica e pluripatologie – che richiedono monitoraggio continuo, assistenza territoriale e presa in carico stabile. In Italia oltre il 40% degli over 65 convive con almeno due patologie croniche e la gestione della cronicità rappresenta ormai la quota prevalente dell’attività assistenziale.

Questo scenario incide direttamente anche sulla salute dei professionisti sanitari. La letteratura scientifica internazionale segnala una prevalenza elevata di disturbi muscolo-scheletrici tra gli infermieri, con percentuali che superano il 60% per la lombalgia nel corso della vita lavorativa (studi pubblicati su riviste come BMC Musculoskeletal Disorders e International Journal of Nursing Studies). Turnazioni prolungate, movimentazione pazienti e carichi fisici ripetuti espongono in modo particolare una forza lavoro con età media elevata.

In un contesto in cui oltre il 50% degli infermieri del SSN ha più di 50 anni, l’aumento della cronicità nella popolazione si intreccia con una maggiore esposizione dei professionisti a patologie lavoro-correlate, con ricadute su assenteismo, idoneità parziali e sostenibilità organizzativa.

Le proiezioni elaborate su base anagrafica del personale del Servizio sanitario nazionale, utilizzando i dati del Conto Annuale MEF e le analisi della Fondazione GIMBE, stimano oltre 66.000 pensionamenti tra il 2026 e il 2030. Negli ultimi anni si registrano mediamente circa 17.000 uscite annue, a fronte di un numero di nuove immissioni non sufficiente a compensare le cessazioni.

Questa dinamica rischia di determinare una contrazione significativa della forza lavoro esperta proprio mentre la domanda di assistenza è in costante crescita.

Se siamo la popolazione più anziana d’Europa è evidente che abbiamo anche tra gli infermieri più anziani del continente. Questo è il vero doppio invecchiamento: aumentano i bisogni assistenziali, ma la forza lavoro si avvicina rapidamente alla pensione.

La riduzione delle iscrizioni ai corsi di laurea in Infermieristica (-11% circa  nell’ultimo anno accademico e un dimezzamento delle domande rispetto al 2010) e la fuga di professionisti verso l’estero (circa 6mila solo nel 2025) aggravano ulteriormente il quadro.

Senza un piano straordinario di assunzioni e una valorizzazione economica reale della professione, e un indispensabile ricambio generazionale oggi inesistente il nostro Servizio sanitario nazionale rischia di trovarsi scoperto proprio nel momento di massima pressione demografica. Non è un problema teorico: è una questione di tenuta del sistema. I numeri non mentono”.