La situazione di carenza di infermieri creatasi in Trentino Alto Adige è diventata insostenibile, tanto che l’OPI sta cercando di mettere in atto delle soluzioni alternative.
Secondo i dati a disposizione, a livello regionale, gli infermieri sono circa 4500 ma ne servirebbero almeno 450 in più per coprire non solo i pensionamenti ma anche i licenziamenti.
Il presidente dell’OPI ha affermato: “Nel privato si guadagna meno, per esempio, ma i giovani lo scelgono perché si lavora meglio. Serve un cambio di paradigma, e i decisori politici sono chiamati a una sfida generazionale. E a riconoscere maggiormente, anche in termini di progressione di carriera, una professione fondamentale.
Abbiamo colleghi con master, laurea magistrale e soprattutto i giovani chiedono che queste competenze vengano riconosciute e poi messe a disposizione dei cittadini. Per esempio, attraverso una maggiore autonomia.
Abbiamo chiesto un riconoscimento delle competenze avanzate, per esempio, autorizzando gli infermieri alla prescrizione di ausili e di presidi. E poi nuovi modelli organizzativi, carichi di lavoro meglio distribuiti, coinvolgimento nelle decisioni. Parola chiave, dicono gli infermieri: soddisfazione. Ma anche programmazione, per un piano di medio- lungo periodo. Quasi la metà degli infermieri iscritti all’ordine ha tra i 46 e i 60 anni. Piccolo segnale di ottimismo in Trentino: l’aumento degli iscritti al corso di laurea”.
