Caos nel reparto di Medicina Cure Avanzate dell’Ospedale San Raffaele di Milano dove, a causa della carenza di infermieri, sarebbe stato affidato il servizio a una cooperativa esterna.
Questa cooperativa, però, avrebbe evidenziato gravi criticità sul piano della preparazione infermieristica e dell’integrazione operativa, e dell’impiego di personale che, in alcuni casi, non avrebbe avuto un’adeguata conoscenza delle procedure, dei farmaci e dei canali di comunicazione con i medici. Emblematico il caso della somministrazione di un farmaco per problematiche cardiovascolari somministrato a 200 mL/h e non a 20 mL/h come da prescrizione medica.
E non è tutto, secondo un medico in servizio, alle 5 di mattina un infermiere si sarebbe allontanato dall’Unità Operativa senza farvi ritorno, chiedendo ad un suo collega di coprirlo. E ancora :”la maggior parte degli infermieri non era ancora dotata di credenziali personali, per cui venivano usate da quasi tutti le credenziali di una collega, per vedere e somministrare la terapia”.
Un vero e proprio caos per il quale a farne le spese sono stati i degenti, come affermato dal presidente del Nursing Up, Antonio De Palma: “Quando si decide di affidare reparti ad altissima intensità di cura a processi di esternalizzazione, non accompagnati da garanzie rigorose di competenza, formazione e integrazione si espone la vita delle persone a rischi che non possono essere accettati.
Qui non si tratta solo di organizzazione: qui, se i fatti fossero confermati, verrebbe meno l’essenza stessa della sicurezza assistenziale. La professione infermieristica non si improvvisa e non può essere trattata come un servizio generico.
Di fronte a quanto riportato, ci aspettiamo che anche la nostra Federazione Nazionale (FNOPI) valuti con attenzione ogni possibile iniziativa. Non si può tacere quando la sicurezza delle cure rischia di essere compromessa. Non si può tacere quando c’è il rischio che la competenza venga sostituita da improvvisazione”.
Dello stesso avviso anche la FP CGIL Milano che in una nota ha commentato l’accaduto: “quanto accaduto al San Raffaele non ci meraviglia né ci sorprende. Per le carenze di personale, un contratto nazionale scaduto da 7 anni e le continue esternazioni dei servizi, abbiamo aperto uno stato di agitazione fin dalla primavera, siamo stati due volte dal prefetto e abbiamo effettuato una giornata di sciopero il 31 ottobre. Insomma, non è esattamente un fulmine a ciel sereno. Il problema vero, in Lombardia come a Milano, è che sulle lavoratrici e i lavoratori si scaricano tutti i problemi del settore e si continua, di privatizzazione in privatizzazione, ad alimentare il disastro. Il pubblico non ce la fa? C’è il privato.
Il privato non ce la fa neppure lui? C’è la cooperativa e via così. Alla fine le cooperative arrivano spesso solo per garantire una copertura più formale che di servizio: professionisti non formati, pagati poco e male, buttati in prima linea. Quello accaduto nella notte tra il 6 e il 7 dicembre è esattamente questo: il personale strutturato se ne va, arrivano le cooperative e non sono in grado di dare un servizio strutturato.Siamo facili profeti: questi disservizi accadranno sempre più spesso.
Lo diciamo da anni e lo ribadiamo ora: affidare al mondo delle cooperative la tenuta del sistema e sfruttare chi lavora, cercando di sottopagare i professionisti della salute, equivale a distruggere il sistema sanitario nazionale”.
