Oggi, 30 Luglio, si celebra la Giornata Mondiale dell’amicizia, promossa dalle Nazioni Unite per farci scoprire il valore dei legami autentici.
Un tema che sta molto caro anche all’OMS che, a Giugno scorso, aveva pubblicato un report in cui si legge: “la salute sociale è una parte fondamentale della nostra salute complessiva, ma è stata ignorata per troppo tempo. Al centro della salute sociale c’è la connessione sociale – come ci relazioniamo e interagiamo con gli altri – che ha un impatto profondo sulla nostra salute”.
Anche la FNOPI ha espresso la propria posizione a riguardo, pubblicando un comunicato stampa a cura della Commissione d’Albo Infermieri pediatrici, in cui si legge: “Ecco perché è così importante, in considerazione della natura anche relazionale ed educativa delle professioni infermieristiche (DM 14-9-1994, n. 739; DM 17-9-1997, n.70) educare alla relazione, in qualunque età, a cominciare dai più piccoli. La salute infatti, nasce anche dai legami buoni, dalla capacità di costruire ponti, di essere l’uno rifugio per l’altro. L’amicizia, per i bambini, non è un semplice passatempo. È il terreno in cui imparano a riconoscere sé stessi, a misurarsi con le emozioni, a rispettare gli altri. Nei legami di amicizia un bambino sperimenta la fiducia, la condivisione, la capacità di chiedere aiuto e di offrirlo.
L’amicizia è un valore che si costruisce giorno per giorno: in ospedale, a scuola, a casa, negli spazi pubblici. Dove c’è rispetto, ascolto e cura, c’è anche salute. È nei momenti più fragili che si vede la forza della comunità. Quando una famiglia entra in ospedale con un bambino malato, tutto cambia. Ma se trova accoglienza, rispetto, parole buone, non sarà sola. Questa “amicizia” è una forma di solidarietà concreta, fatta di presenza, ascolto e piccoli gesti.
In un mondo che spesso premia la competizione, il distacco e l’indifferenza, prendersi cura dell’altro significa prendersi cura dei legami, così come i sintomi. Gli infermieri e gli infermieri pediatrici che quotidianamente si prendono cura di neonati, bambini e ragazzi, osservano che la fragilità relazionale spesso anticipa o accompagna la fragilità clinica.
Sono sempre di più i bambini e gli adolescenti in difficoltà nelle relazioni: alcuni si isolano, altri comunicano solo attraverso uno schermo, altri ancora esprimono disagio con comportamenti aggressivi. Ecco perché è fondamentale accompagnarli, offrendo loro occasioni per vivere relazioni sane, guidandoli con esempi concreti di rispetto, ascolto, pazienza. La promozione di amicizie sane è considerata importante per lo sviluppo del benessere soggettivo degli adolescenti (Alsarrani et al. 2022). Ciò è ancora più importante per i bambini e giovani che vivono in condizioni di cronicità o cronicità complessa, per i quali l’attenzione alle relazioni sociali (Dall’Oglio et al, 2021) e la valutazione delle stesse come indicatore della qualità di vita sono elementi sempre più significativi (Kerklaan et al, 2020). Lo stesso vale per gli adolescenti in condizioni oncologiche, per i quali il mantenimento delle relazioni amicali è fondamentale, nonostante le sfide importanti che comporta (Evered et Al. 2020; Sampson et al. 2025).
Il gruppo dei pari inoltre può contribuire notevolmente ad influenzare comportamenti di salute o stili di vita più o meno salutari, come è ad esempio nel caso dell’uso della cannabis (Torrejón-Guirado et al, 2023), indicando così la strada di interventi di prevenzione mirati, a cominciare dalla scuola, dove gli infermieri hanno le potenzialità per offrire un valido contributo (Position Statement Infermieristica e Scuola).
Gli infermieri e in particolare gli infermieri pediatrici sono ogni giorno accanto a bambini, genitori e famiglie. Essi osservano da vicino le loro paure, le loro forze invisibili, i legami che li sostengono. In un mondo che troppo spesso alimenta distanza, diffidenza e solitudine, oggi più che mai è necessario rilanciare un messaggio semplice e potente: l’amicizia salva.
I bambini imparano più da ciò che vedono che da ciò che sentono dire. Se assistono a relazioni familiari basate sul rispetto reciproco, se crescono in un clima dove si ascolta senza giudicare, dove si perdona, dove si dà valore alle emozioni, saranno più pronti ad affrontare le proprie relazioni sociali con maturità e sensibilità. Si ribadisce quindi l’importanza di un’assistenza centrata sul bambino e sulla famiglia.
La sempre più frequente e continua connessione digitale si confonde con la vicinanza emotiva. E’ altresì necessario fermarsi, guardarsi negli occhi, dare valore al tempo condiviso e parlare davvero. Questo è uno dei contenuti educativi che va sottolineato e proposto sia ai neo-genitori che ai bambini e i ragazzi. Le professioni infermieristiche nei diversi contesti in cui operano, sono testimoni privilegiati dei primi legami tra il bambino e il mondo che lo circonda. Osservano quanto essi vengano accolti, ascoltati, sostenuti e possono promuovere anche attraverso il coinvolgimento di altri professionisti o la rete dei servizi, relazioni sane e significative.
Quando gli infermieri ascoltano un genitore in difficoltà, incoraggiano un bambino che ha paura, accompagnano un adolescente nel suo percorso di consapevolezza, stanno promuovendo salute attraverso la relazione. Questo è un valore professionale profondo, che tiene insieme la cura del corpo in quella dimensione globale che distingue e guida le professioni infermieristiche.
Promuovere la cultura dell’accoglienza e della relazione non è un atto straordinario: è un importante azione di advocacy, una scelta etica, quotidiana e necessaria.
La Giornata dell’Amicizia rappresenta quindi un richiamo a declinare la cultura della relazione nella pratica clinica quotidiana, quale visione condivisa, e progetto concreto per prendersi cura: di ogni bambino che entra in un reparto con gli occhi spaventati, di ogni adolescente che cerca sé stesso tra silenzi e contraddizioni, di ogni genitore che si sente solo e inadeguato, di ogni collega che, nel silenzio di un turno notturno, è comunque con loro presente.
Il tempo di cura è tempo di relazione (Codice Deontologico delle Professioni Infermieristiche, art.4). E ogni relazione può essere un seme di speranza.
