Di fronte al rifiuto di un trattamento da parte di un paziente capace, il ruolo dell’infermiere è complesso e centrato sulla tutela della sua autodeterminazione, come sancito dalla Costituzione (art. 32) e regolamentato dalla Legge 219/2017 sul consenso informato e le Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). L’infermiere ha il dovere primario di rispettare la volontà del paziente.
L’intervento infermieristico si articola in più fasi. In primo luogo, l’infermiere si assicura che il paziente abbia ricevuto tutte le informazioni necessarie in modo chiaro e comprensibile riguardo alla sua condizione, ai benefici del trattamento proposto, ai rischi del rifiuto e alle possibili alternative. Successivamente, attraverso l’ascolto attivo e un approccio non giudicante, esplora le ragioni del rifiuto, che possono essere di natura personale, culturale o religiosa, per comprendere appieno la sua prospettiva.
Lavorando in équipe con il medico, l’infermiere favorisce un ulteriore dialogo, ma senza mai esercitare pressioni o coercizione. Il suo ruolo non è convincere, ma garantire che la decisione sia autentica e informata. Se il paziente persiste nel rifiuto, la sua volontà prevale. L’infermiere è tenuto a documentare meticolosamente in cartella l’intero processo: l’informazione fornita, il dialogo intercorso e la volontà espressa dal paziente. La sua responsabilità è quindi garantire il processo decisionale, fornire assistenza e cure palliative se necessarie, e proteggere la dignità e la volontà della persona assistita.
