Pronto Soccorso: nel 2023 31 ore di attesa media

3 settimane ago

L’immagine dei Pronto Soccorso italiani trasmette una sensazione di grande affanno. E, a confermare quanto anticipato dall’indagine conoscitiva del parlamento, ci pensa l’indagine condotta dall’osservatorio Simeu – Società italiana medicina di emergenza urgenza.

Aumento del tempo medio per il ricovero in area medica di circa il 25% in più nel corso degli ultimi anni con un incremento, a cascata, delle spese sanitarie sostenute dalle Unità di pronto soccorso. Di conseguenza aumenta il carico di lavoro che i sanitari devono affrontare quotidianamente, con successivi turni massacranti e carenza di personale che, ormai, ha raggiunti livelli più che preoccupanti.

Come riportato anche da Nursind Sanità, i vertici di Simeu hanno espresso grande preoccupazione sul futuro dei PS. Salvatore Manca, past president Simeu, ha affermato: “Il tempo d’attesa per il ricovero in area medica è aumentato in pochi anni del 25%: 6 ore in più. Quel tempo ha un valore assoluto che riflette il disagio dei pazienti e l’impegno assistenziale messo in atto nei pronto Soccorso, sempre più a corto di strumenti per provvedere alle nuove esigenze. Se si moltiplica il tempo di 31 ore per il numero dei ricoveri in Medicina in un anno emerge una cifra spaventosa: decine di milioni di ore di assistenza e cura in barella.

Il dato dei costi per paziente è grezzo e andrebbe approfondito e meglio definito. Quel che sappiamo è che l’incremento, in generale, è legato solo in minima parte a un aumento dei prezzi e deriva soprattutto dal crescere delle attività. Il che è certamente il risultato sia del maggior tempo di stazionamento in pronto soccorso di tanti pazienti, sia dell’incremento della loro complessità clinica e dell’accuratezza della diagnostica e della terapia effettuata in PS”.

Per non parlare poi degli accessi ripetuti. Secondo l’indagine oltre il 3,5% dei pazienti registrati in pronto soccorso avrebbe eseguito più di 5 accessi nel solo 2023. Antonio Voza, segretario Simeu, ha dichiarato: “Le cause degli accessi ripetuti sono molteplici e molto differenti tra loro: ci sono persone con grandi difficoltà sociali, come i senza fissa dimora, ma anche pazienti con condizioni croniche che hanno necessità frequenti, come i pazienti con patologia psichiatrica, oncologica, geriatrica.

Il denominatore comune è certamente la presenza di problematiche, siano cliniche o assistenziali, che comunque non trovano soluzioni e generano inevitabilmente la categoria dei ‘frequent flyers’ del pronto soccorso: l’espressione evidente di carenze esterne all’obiettivo della Medicina d’emergenza-urgenza ma che possono rivolgersi solo ad essa”.

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