Affollamento PS: “Errore non coinvolgere infermieri per cercare una soluzione”

Nei giorni scorsi abbiamo ampiamente parlato del problema che stanno affrontando i Pronto Soccorso italiani, ossia un sovraffollamento con numeri spaventosi le cui cause primarie sono da ricercare nell’ondata di influenza e nelle risposte carenti che vengono fornite al cittadino a livello territoriale.

Il sindacato Nursind La Spezia ha rilasciato un comunicato stampa in cui si punta il dito anche contro le Direzioni Aziendali, ree di non aver ascoltato le proposte degli addetti ai lavori, per cercare una situazione adeguata all’emergenza: “Quello che è successo nei giorni scorsi a causa del sovraffollamento nei pronto soccorso di La Spezia e Sarzana, ovvero creare posti letto di medicina all’interno di altri reparti, benché possa sembrare una soluzione per garantire la continuità delle cure, è in realtà la spia di una insufficienza organizzativa e gestionale del sistema di cui è colpevole la direzione aziendale.

Per Nursind, è inaccettabile che i pazienti vengano ricoverati in reparti non specifici per la loro patologia l’azienda utilizza gli infermieri per lavorare in setting diversi da quelli in cui normalmente prestano servizio senza tenere minimamente conto delle competenze professionali per poter affrontare tutte le situazioni cliniche che si possono presentare. È quello che si sta verificando nelle aree chirurgiche degli ospedali spezzini, nella multispecialistica chirurgica di Sarzana (che ha sospeso la sua attività chirurgica ed è diventata area medica) nella ginecologia e chirurgia di la spezia, reparti che accoglieranno pazienti di medicina per almeno il 90%dei posti letto con gli infermieri finora specializzati nel l’assistenza a pazienti sottoposti a interventi chirurgici.

Gli infermieri di queste realtà hanno acquisito inequivocabili competenze tecniche, di gestione delle terapie e organizzative in rapporto al reparto in cui lavorano stabilmente ed ora sono chiamati a tirare fuori dal cappello in modo urgente, nuove competenze per l’efficienza organizzativa dell’azienda.

E allora corre l’obbligo di denunciare le ricadute sulla sicurezza e qualità che comporta questa scelta perché restituisce un’assistenza burocratizzata in cui la persona non è persona ma corpo biologico/patologia e l’assistenza infermieristica è resa esclusivamente espressione di compiti da seguire in base ai bisogni di cura trascurando le competenze e l’autonoma senza giudicare o indirizzare in alcun modo la domanda di assistenza che proviene dal paziente.

In tutto questo, gli infermieri vengono costretti a lavorare saltando i riposi, con doppie notti carichi di lavoro eccessivi, frenetici, rigidamente gerarchizzati che li costringono a snaturare il significato dell’assistenza infermieristica e il valore economico della stessa, privandoli di un ruolo significativo nelle decisioni di cura. Perché lo sforzo lavorativo non viene riconosciuto nemmeno economicamente attraverso progetti aggiuntivi ma vengono utilizzati ordini di servizio? Perché siamo costretti a lavorare e nella impossibilità di trovare valorizzazione della prestazione?

Sono domande che necessitano di risposte concrete e se l’azienda ne prendesse coscienza sarebbe già un primo passo perché cosi è una quotidiana fatica di Tantalo tradurre la garanzia di qualità di assistenza delle persone in concretezza, oggi sempre e solo ottenuta grazie alla unicità degli infermieri. Deve essere detto che tutto questo manifesta un eccesso di attenzione posto alle «meraviglie» dell’organizzazione ma un altrettanto colpevole eccesso di disattenzione verso quegli operatori che ne fanno parte e vi operano attraverso l’assistenza”.

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