Tromboembolismo venoso in area medica e ruolo Infermiere: revisione letteratura

La prevenzione non farmacologica del tromboembolismo sarebbe raccomandata specie nelle aree mediche e la figura dell’Infermiere svolge un ruolo fondamentale. Una recente revisione della letteratura ha evidenziato quanto sia importante la prevenzione della TEV e descrive l’utilizzo di alcune scale. Nella revisione, pubblicata dall’Italian Journal of Nursing, si legge:

Il tromboembolismo venoso rappresenta la terza patologia cardiovascolare più frequente nei Paesi Occidentali, dopo infarto del miocardio e ictus ischemico. Il TEV si verifica infatti con un’incidenza di circa 1 su 1000 all’anno nelle popolazioni adulte. (1,2) Negli ultimi anni si è verificato un aumento dell’incidenza del tromboembolismo venoso dovuto all’invecchiamento generale della popolazione e allo sviluppo di nuove tecnologie che ne facilitano la diagnosi. Questa patologia è tipicamente considerata una complicanza degli assistiti di area chirurgica, tuttavia è stata dimostrata l’esistenza di numerosi fattori di rischio che la rendono una complicanza potenzialmente letale anche negli assistiti di area medica.

Nonostante ciò, in questo setting, la necessità di una strategia di prevenzione del tromboembolismo venoso viene ancora sottovalutata, tanto che non sempre in maniera sistematica sono disponibili per gli infermieri protocolli o piani di assistenza specifici che esplicitano in maniera inequivocabile il ruolo che l’infermiere ha in questo processo. Nelle linee guida nazionali ed internazionali, di rado viene esplicitata la responsabilità ed il ruolo infermieristico nella prevenzione del TEV in area medica. Vengono tuttavia menzionati un paio di interventi che il professionista infermiere può attuare in autonomia, quali la mobilizzazione precoce dell’assistito e l’idratazione.

I suddetti interventi risultano però aspecifici rispetto al setting di cura medico e, in particolar modo, nella prevenzione della specifica condizione clinica. Dalla letteratura analizzata, dunque, la competenza infermieristica risulta marginale nella prevenzione del TEV per quanto concerne la pianificazione di interventi in autonomia. Viene attribuito, tuttavia, un ampio margine collaborativo in particolar modo nella gestione del processo educativo nella gestione della profilassi farmacologica.

Al termine della ricerca bibliografica sono stati selezionati e dunque inclusi nella revisione 12 articoli pertinenti al quesito di ricerca posto. I risultati sono organizzati in base ai tre argomenti principali individuati, ovvero la valutazione del rischio di TEV, le strategie infermieristiche per la prevenzione e gli ostacoli incontrati dagli infermieri nella loro attuazione.

Dai risultati emersi dopo l’analisi della letteratura, emergono sostanzialmente tre aree di discussione che riguardano la consapevolezza dei professionisti rispetto al loro ruolo nella gestione del rischio di TEV, la responsabilità nella valutazione e nella stratificazione del rischio ed infine quali siano le strategie nella gestione degli assistiti con rischio basso. L’insieme di questi nodi sull’argomento potrebbe portare ad una sottostima delle potenzialità e della competenza infermieristica in particolar modo in setting di cura di area medica.

Alla luce dei risultati ottenuti, emerge chiaramente che l’infermiere può avere un ruolo attivo nella prevenzione del TEV, sia in autonomia che nell’ambito collaborativo con la figura del medico, grazie alle competenze educative, tecniche e relazionali proprie della professione che però vengono spesso sottostimate. Nonostante le potenzialità della professione in questa fase assistenziale, la letteratura e le linee guida nazionali ed internazionali disponibili enfatizzano molto poco la competenza infermieristica nella prevenzione del TEV, limitando l’infermiere ad attuatore della terapia prescritta dal medico e dando poco spazio all’ambito di autonomia professionale.

Questo ostacolo viene inoltre potenziato dall’assenza di univocità nelle linee guida e in letteratura su quale il contributo dell’infermiere della stratificazione del rischio nei reparti di area medica. I risultati individuati dall’analisi della letteratura indicano, tuttavia, la possibilità di produrre dei protocolli sulla prevenzione del TEV nei setting di area medica condivisibili sia dalla professione medica che da quella infermieristica, caratterizzati da ambiti di collaborazione ed ambiti di autonomia.

Diventa quindi fondamentale aumentare la consapevolezza che, attraverso la collaborazione e la partecipazione attiva delle professioni medica ed infermieristica, il TEV è prevenibile e non deve essere sottovalutato nei reparti di area medica. La collaborazione tra i professionisti permette che gli assistiti ricevano la miglior assistenza possibile, garantendo ad ogni persona una valutazione del rischio ed interventi mirati in base al livello di esso.

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