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De Palma: “Ecco le nostre proposte al Governo per valorizzare gli Infermieri”

Il presidente del Nursing Up, Antonio de Palma, in un recente comunicato stampa ha elencato le proposte che il sindacato farebbe al Governo per valorizzare la professione infermieristica, ostetrica e le altre professioni non mediche e, soprattutto, renderle appetibili per i giovani.

Ci sentiamo ogni giorno di più come quegli atleti che dopo una lunga ed estenuante maratona arrivano ad un passo dal traguardo, meritano legittimamente di salire sul podio e, sistematicamente, si vedono superare negli ultimi metri dagli stessi compagni di gara, quelli che farebbero parte della stessa squadra, quella del SSN, ma che, a tavolino, gli arbitri della politica considerano sempre più bravi e più meritevoli degli altri. 

Siamo decisamente stanchi di applausi e di elogi, se poi, seppur stremati dalla fatica, su quel podio di fatto, noi non ci saliamo mai, perché ci chiedono di accontentarci di una medaglia di legno che non ha alcun valore.

Ci venga concessa la metafora sportiva per approfondire, con la collettività, come sempre facciamo, in un momento storico della sanità italiana, che temiamo di ritrovarci, nuovamente, di fronte all’ennesimo paradosso di una politica che troppe volte ha incarnato il ruolo dell’arbitro poco imparziale.

Il Ministro della Salute Schillaci pensa bene, di chiedere al Governo lo stanziamento di 4 miliardi per ricreare attrattiva nella sanità italiana, mentre siamo all’acme del calo degli iscritti ai test di infermieristica (storicamente non abbiamo mai toccato e superato il -10% di calo per infermieristica, mentre ostetricia è arrivata al -20%)), con una professione con sempre meno appeal agli occhi della collettività.

Come se non bastasse le nostre eccellenze fuggono all’estero in paesi come gli Emirati Arabi che offrono anche stipendi base di 5mila euro, oltre tutto esentasse, con assicurazioni sanitarie e addirittura alloggi pagati.

E ancora i nostri operatori sanitari si dimettono volontariamente dalla sanità pubblica o decidono, nella migliore della ipotesi, di tornare a lavorare, laddove è possibile, fuggendo dalle città del Nord, in quei paesi di origine del Sud dove, poco più di 1400 euro al mese, sono sufficienti a sopravvivere ma non certo ad andare avanti dignitosamente.

Lo stesso Schillaci annuncia l’accordo imminente per portare in Italia infermieri indiani e coprire così la falla strutturale di 65-80mila unità di professionisti (quando ne servirebbero almeno 100mila per avvicinarsi agli standard minimi degli altri paesi europei).

Qui quattro domande sorgono legittime: chi garantisce ai cittadini, da parte dei colleghi indiani, con tutto il rispetto, la qualità delle attività sanitarie frutto del medesimo percorso di studi o almeno vicino a quello dei nostri professionisti, oltre che il dover fare i conti con il deficit linguistico di difficilmente parlano in italiano?

Quale reale considerazione politica, sulla professione e sulla professionalità infermieristica esiste in Italia? 

Ha provato, per caso, il Ministro Schillaci, a proporre , per coprire la carenza di alcuni specialisti medici, la medesima soluzione ideata per gli infermieri, con professionisti indiani ad esempio? 

Ha immaginato quale sarebbe la reazione delle istanze rappresentative del mondo medico?

Questa volta, e ci riferiamo proprio ai 4 miliardi richiesti dal Ministro Schillaci al Governo per la sanità del nuovo corso, ci auguriamo vivamente che la parte da leone non la faccia, come di prassi, la dirigenza medica.

La nostra politica prenda finalmente coscienza che esistono anche gli infermieri e le ostetriche e tutti gli altri professionisti sanitari, che hanno rappresentato e rappresentano, con la legittima crescita dell’autonomia del loro ruolo, conquistata nelle Università, con le loro elevate responsabilità, con le competenze di cui sono titolari, una risorsa da promuovere e valorizzare.

Non accada, come in passato, come tra le nebbie di un triste film già visto e rivisto, che agli infermieri arrivino le briciole di quelle risorse che la nostra politica destina alla sanità.

Insomma, plauso per tutti i tipi di miglioramento possibili, a qualunque professionista destinati, ma sarebbe tempo di arginare “antichi e pericolosi” squilibri economici e disparità nel mondo delle professioni sanitarie, come quelli tra dirigenza medica e tutti gli altri professionisti, considerati da troppo tempo fanalino di coda. Giovi solo ricordare che, in pieno periodo Covid, i primi hanno chiesto e ottenuto un cospicuo aumento della loro indennità di esclusività pari al  27%, cosa di non poco conto.

Ecco allora, le nostre proposte ufficiali al Governo e al Ministro della Salute:

1. Aumento del valore orario della paga base degli infermieri e professionisti sanitari ex legge 43/2006 e sua detassazione.

2. Aumento del valore orario del lavoro straordinario dei professionisti dell’assistenza, e sua detassazione.

3. Aumento dell’indennità di specificità infermieristica, partendo almeno dal raddoppio di quella esistente, e sua estensione alle ostetriche.

4. Individuazione di un congedo ordinario di professionalità, finalizzato all’indispensabile ristoro psico fisico di infermieri ed ostetriche. Si tratta di un periodo aggiuntivo di assenza dal servizio per quelle professionalità su cui ricadono elevate responsabilità assistenziali.

5. Riconoscimento di una indennità mensile ai giovani che intraprendono percorsi universitari caratterizzati da attività di studio e tirocinio in ambito assistenziale.

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