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Forza Italia esprime il disappunto sulla riflessione di De Palma. Replica: “Aumentare i posti per Infermieristica”

Ieri vi avevamo parlato del paradosso italiano sulla gestione dei corsi di Laurea in medicina e in Infermieristica, con il Ministro dell’Università che avrebbe dichiarato di voler aumentare i posti per la laurea in medicina e non quelli per la laurea in Infermieristica, nonostante la carenza sia sotto gli occhi di tutti, ormai.

I deputati di Forza Italia, Paolo Barelli e Raffaele Nevi, avevano sin da subito espresso disappunto per l’intervento del Presidente del Nursing Up, Antonio De Palma, affermando quanto fosse importante, invece, aumentare il numero di medici (nonostante le proporzioni siano in perfetta linea con il resto dei paesi europei).

In un comunicato stampa del sindacato, De Palma cerca di far comprendere ai deputati quanto possa essere importante dedicare lo stesso impegno anche per la laurea in Infermieristica. Nello stesso si legge:

Non è affatto surreale sottolineare che nella sanità italiana la priorità, da tempo, riguarda la drammatica voragine legata alla carenza di infermieri e che, soprattutto, siamo di fronte ad un vero e proprio dramma irrisolto.

Il nostro sindacato, che ogni giorno vive da vicino la realtà dei disagi del personale sanitario, guardando negli occhi infermieri e ostetriche nelle corsie degli ospedali, ha offerto e continua a offrire alla collettività uno sguardo sereno ed equilibrato sui fatti.

In questo caso, in merito alla decisione del Ministro dell’Università Bernini, di aumentare da subito i posti al corso di laurea in medicina e chirurgia (4mila in più da questo settembre), che a quanto ci risulta potrebbero raggiungere quota 30mila in più entro il 2030, abbiamo sentito il dovere di sottolineare il nostro punto di vista, e far capire alla collettività che le priorità da risolvere nella crisi della sanità italiana, per noi, ovviamente, sono ben altre.

In Italia mancano prima di tutto gli infermieri, e non i medici, questo è un dato di fatto e nessuno osi negarlo. I recenti dati dell’Ufficio di Statistica dl Ministero della Salute, aggiornati al 2021, confermano che la sanità italiana è formata per oltre il 50 per cento da infermieri, professionisti che, oggi, continuano a mancare come il pane da Nord a Sud, e che hanno uno stipendio tra i più bassi d’Europa. 

Fughe di giovani all’estero, dimissioni volontarie a raffica e pronto soccorsi allo sbando, con una professione a cui ridonare doverosamente appeal: sono contenuti inconfutabili che raccontano di un gap strutturale tra 65 e 80 mila professionisti, che raggiunge il valore di 100mila nel confronto con la media degli altri paesi europei . E’ davvero surreale affermare tutto questo? A noi non pare proprio!

D’altronde in Italia il rapporto dei medici per abitanti, fatta eccezione di alcune categorie, è perfettamente in linea con la media europea e anche questo rappresenta l’ennesimo innegabile dato di fatto.

Un’altra cosa è certa: il nostro sindacato si è sempre battuto per l’equilibrio tra le professioni sanitarie nel rispetto dei differenti ruoli, nessun rischio dunque, di creare dissidi o incomprensioni. 

Certo è che la collettività ha il diritto sacrosanto di conoscere la verità dei fatti, e la politica ha il dovere di intervenire prontamente, naturalmente con l’aiuto di tutte le parti in causa, per contribuire a ricostruire un sistema sanitario che deve ripartire dalle fondamenta.

Tutto questo dovrebbe realizzarsi  senza alzare scudi, dal momento che i problemi da risolvere, per il bene della salute dei cittadini, non possono certo attendere”, conclude De Palma.

Nursing Up

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