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COVID-19: le cure palliative per il dolore e la sofferenza dei pz

“Cosa debbano affrontare i malati di COVID-19 lo sanno bene gli infermieri che li assistono, non li lasciano mai soli e che troppe spesso ormai si trovano, ammalati, anche dall’altra parte della barricata nella guerra al virus. È essenziale che si debba prevedere nel modo più rapido possibile che tutte le Istituzioni sanitarie nazionali, regionali e locali inseriscano nei percorsi di cura dei malati affetti da COViD-19 protocolli di cure palliative con chiare indicazioni per attivare reti regionali e locali di Cure Palliative o dei servizi di Cure Palliative esistenti nelle singole realtà locali”.

Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, professione in prima linea nella guerra a COVID-19 e che conta quasi 6mila infermieri positivi al virus, 25 morti per ora (in continuo progressivo aumento) e un impegno assoluto per garantire cure cliniche, ma anche vicinanza e sostegno ai pazienti, sostiene con forza  l’appello delle Società italiana cure palliative (Sicp), della Federazione cure palliative (Fcp), di cui fanno parte anche gli infermieri e della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti).

Il position Sicp, Fcp e Siaarti

Le tre Società hanno ricordato in un documento comune che “soprattutto in quei malati che, non essendo candidati alle cure intensive perché non appropriate clinicamente e/o sproporzionate o perché il livello di gravità non è tale da renderle comunque necessarie, rischiano concretamente di sperimentare una intollerabile intensificazione dei predetti sintomi.”

Così, a dieci anni dalla Legge 38/2010 (quella sulle cure palliative e contro il dolore) e in piena emergenza sanitaria, hanno realizzato il documento intersocietario  in cui si chiede alle Istituzioni di prevedere urgentemente per i pazienti gli specifici protocolli di cure palliative e di inserire la figura del palliativista nelle Unità di Crisi regionali e locali.

Un “dovere” verso i pazienti che soffrono

“Un atto doveroso verso i pazienti, già costretti a vivere e affrontare da soli questa sfida al virus, che troppo spesso ormai ha esiti negativi, ai quali però sarebbe giusto almeno non aggiungere anche il dolore e la sofferenza: i percorsi di dignità e diritti dei pazienti in questo momento non possono passare in secondo piano – afferma Mangiacavalli –. Come sostengono le tre Società la legge sulla terapia del dolore non può, proprio in questo caso, rimanere una ‘grande incompiuta’. Non nel momento in cui c’è bisogno della sua attuazione per non lasciare soli i pazienti nella sofferenza”

Tratto dal sito istituzionale FNOPI

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