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"Io Infermiera isolata in ospedale ho spezzato la catena del mobbing"

«Ho strappato la catena del mobbing. Ne sono uscita: denunciate». Questo è l’accorato appello di Antonella Cordiviola, infermiera Asl, che ha vinto una causa di lavoro contro l’azienda sanitaria locale e di riflesso contro la dirigente e la coordinatrice infermieristica che l’avevano presa di mira. La testimonianza è stata raccontata ieri davanti al pubblico accorso alla Camera di commercio, nel seminario organizzato da Uil provinciale sul tema del mobbing e dello straning. Cordiviola ha raccontato la sua odissea durata 12 anni, durante la quale è stata isolata dal suo ex capo, presa di mira, costretta a fare cose che non erano di sua competenza. Ma lei non si è data per vinta e ha raccolto le prove necessarie per vincere la causa presentata al giudice del lavoro, che quest’anno l’hanno risarcita di 14mila euro. L’Asl si è rivalsa sul suo ex capo.
Oggi Cordiviola è più serena, lavora in un altro reparto, e invita tutti coloro che pensino di essere vittime di mobbing ad uscire allo scoperto. «In questo momento – racconta –, con una sentenza in mano, ho la forza di raccontare volentieri la mia storia. Ho fatto nel 2013 una denuncia per mobbing contro la mia azienda. Ricordo che ero vittima di situazioni vessatorie giornaliere che mi hanno portato a dovermene andare per sopravvivere, ormai non c’era niente da fare per conciliare il rapporto e lavorare insieme. Lavoravo in un reparto di ospedale: tutto è iniziato con un piccolo isolamento, successivamente mi sono stati tolti dei compiti, e subivo dispetti come staccare il telefono, non avvisarmi di una cosa che succedeva nel reparto, insomma, situazioni disturbanti, dichiarate poi vessatorie dal tribunale.
Per sei anni precedenti alla denuncia sono riuscita a raccogliere tutte le documentazioni, e ora a giugno è arrivata la sentenza: visto che il mobbing non è normato, le carte non parlano di questo ma di non adempimento alla salvaguardia della salute psicofisica dei lavoratori». Quando mi sono accorta di essere vittima di mobbing? È una cosa in crescendo: all’inizio pensavo che era destino, poi andando avanti con il tempo mi si sono aperti gli occhi. In me è nata rabbia e voglia di dimostrare, anche ai miei colleghi, che non mi stavo inventando tutto. Oggi dico a tutti: se siete vittime di mobbing non state nascosti, denunciate, si può tornare a sorridere». Con mobbing, (dall’inglese mob «assalire, molestare»; quindi «molestia, angheria») in psicologia e nell’accezione comune del termine, si indica un insieme di comportamenti aggressivi di natura psicofisica e verbale, esercitati da un gruppo di persone nei confronti di altri soggetti. Può essere considerato a tutti gli effetti una forma di abuso. Sebbene il termine venga utilizzato soprattutto per riferirsi a situazioni nel mondo del lavoro, più in generale, il termine indica i comportamenti violenti che un gruppo (sociale, familiare, animale) rivolge a un suo membro. In riferimento al mondo del lavoro simili attività possono anche essere messe in atto da persone che abbiano una certa autorità sulle altre, in tal caso si parla di bossing.
« Far emergere altri casi simili per combattere mobbing e straning». A parlare è Claudio Salvadori, segretario provinciale Uil funzione pubblica. Al seminario che si è tenuto ieri pomeriggio in Camera di commercio, organizzato con Open formazione, anche il segretario regionale Uil Fpl, Mario Renzi, Maria Letizia Orsi. Non si è parlato soltanto di mobbing, ma anche di straning, con il segretario Salvadori che ha annunciato che questo incontro sarà soltanto il primo di molti. «Da molti anni a livello locale e nazionale la Uil è sensibile al problema del mobbing: l’esempio lampante è stato che qualche anno fa il primo a tirare fuori a livello locale il fenomeno dello straning siamo stati noi, ho ancora in archivio l’articolo publicato da voi. Oggi sono pronti altri tre infermieri, oltre a Antonella, pronti a fare causa. Lo straning è molto più facile da provare e arrivare a chiedere una rivalsa. Per quanto riguarda il mobbing invece la situazione è più complessa, richiede una serie di situazioni». E annuncia: «Alla luce di tutto quello che succede negli enti pubblici e privati, apriremo uno sportello mobbing provinciale, che portino alla luce questi casi in continuio aumento: disoccupati che devono accettare di tutto, interinali che noi consideriamo una vera schiavitù legalizzata. In futuro affronteremo i casi di mobbing in gravidanza: ci sono mamme che tengono nascoste il loro stato fino a 7-8 mese di gravidanza perché timorose che possano ricevere ripercussioni sul loro lavoro e sul nascituro»
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