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40 anni di SSN: "Ora serve una svolta"

Quarant’anni di Servizio sanitario nazionale. Un sistema che si regge in gran parte sugli infermieri, sul loro ruolo, sulle loro competenze, stando ai numeri della professione. Rappresentano infatti il 40 per cento del capitale umano del Ssn. Su 440mila infermieri iscritti all`Ordine, 270mila lavorano nel servizio pubblico.
A dirlo in occasione di un evento celebrativo organizzato della Fnomceo a Roma è la presidente della Fnopi (Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche) Barbara Mangiacavalli. “I 40 anni del Ssn rappresentano un traguardo importantissimo per il nostro Paese – aggiunge -. Quando nacque, c’erano evidenti diseguaglianze di salute: ora il Paese è cresciuto sotto ogni punto di vista, sono stati raggiunti traguardi importanti, l`età media continua ad aumentare. La sfida adesso è rendere quest`aumento in anni qualitativamente validi”.
Una sfida che gli Infermieri sentono di poter raccogliere, a patto di non subire più blocchi e contingentamenti di personale che negli ultimi dieci anni hanno messo a dura prova la sanità pubblica. “La prima priorità – aggiunge Mangiacavalli – è rimettere in tutte le agende politiche e istituzionali il nostro Ssn al centro della discussione, perche` abbiamo scelto un sistema universalistico e gli infermieri ci credono. Vogliono lavorare affinché si possa realizzare un Ssn che sia più coerente rispetto ai bisogni di salute, che investa di più sul capitale umano”.
In Italia, infatti, non mancano solo i medici, ma anche gli infermieri. Gli attuali parametri non si avvicinano neanche agli indicatori di sicurezza dell`Ue, che prevedono un infermiere ogni sei assistiti. “Da noi il rapporto è di uno ogni 14-15, vuol dire che ci sono Regioni che si avvicinano al rapporto 1 a 6 e altre che arrivano a 18-19. Abbiamo studi internazionali che ci dicono che l`assicurazione del paziente è garantita quando vi è un rapporto ottimale di un infermiere ogni sei pazienti presi in carico, e stando a questo rapporto bisogna ammettere che in Italia mancano all’appello 53mila infermieri nel settore pubblico”.
La presidente Fnopi ha quindi partecipato, nel corso dell’evento organizzato dalla Fnomceo, ad una tavola rotonda sul ruolo delle Professioni, insieme ai rappresenanti di altri Ordini e Federazioni nazionali. L’incontro ha rappresentato l’occasione ideale per tornare anche sui fatti di Chiavenna e sulle strumentali polemiche rispetto ai servizi di emergenza. “Polemiche – ha ribadito Mangiacavalli – costruite ad arte da chi non vive quel tipo di realtà tutti i giorni: medici e infermieri lavorano fianco a fianco, in armonia, e sanno benissimo cosa significa gestire e organizzare la delicata fase dell’emergenza-urgenza. Il task shifting, evocato talvota come uno spauracchio, ha il suo vero significato in una ridistribuzione razionale dei compiti all’interno di un gruppo di lavoro sanitario grazie alla quale competenze tecniche specifiche sono spostate da operatori sanitari a qualificazione formale più elevata ad altri di qualificazione formale meno elevata ma specificamente formati e certificati con l’obiettivo di raggiungere un utilizzo quanto più efficiente delle risorse disponibili”.
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