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Impiantata la prima mano bionica che ha anche il tatto

Una mano nuova con la quale afferrare gli oggetti, spostarli e lasciarli, ma anche sentirli, identificarli, toccarli: la prima paziente che ha testato la mano bionica “sensibile” per sei mesi, anche fuori dal laboratorio, racconta la sua esperienza, mentre il team che ha progettato il prototipo racconta come funziona e in che direzione si sta andando. E come sempre la realtà supera l’immaginazione.

Segnali al cervello

«Come è questo oggetto che sta toccando con la sua nuova mano?». «È soffice e cilindrico», risponde Almerina che dopo più di 25 anni da quell’incidente che le portò via la mano sinistra torna a toccare, sentire, riconoscere. Andare al ristorante e prendere un pezzo di pane, raccogliere un fiore, sentire la consistenza di una stoffa. Tutte cose normali che ad Almerina Mascarello non erano più possibili e che oggi, grazie a una mano sensibile, finalmente ritrova quasi come 25 anni fa. «Vestirsi, mettersi le scarpe, sono tutte cose normali, ma importantissime che ti fanno sentire completa», sottolinea la prima paziente della mano sensibile. La mano protesica ha infatti dei sensori capaci di rilevare informazioni sulla consistenza di un oggetto. I dati sono poi trasmessi a un computer che sta in uno in uno zaino e che è deputato a convertire i segnali in un linguaggio comprensibile al cervello tramite piccoli elettrodi impiantati nei nervi della parte superiore del braccio .

Team internazionale

«Stiamo andando inesorabilmente verso la mano bionica di Luke Skywalker in Star Wars – spiega Silvestro Micera, neuro-ingegnere dell’Epfl di Losanna, parlando della mano bionica di Almerina Mascarello – , una protesi completamente controllata e totalmente naturale, identica alla mano umana». Negli Stati Uniti, i ricercatori del Georgia Institute of Technology avevano già realizzato una protesi in grado di muovere separatamente ogni dito della mano. Ma ora con questo prototipo si va oltre e questa nuova mano restituisce il senso del tatto. Il team responsabile dello sviluppo del progetto comprende ingegneri, neuroscienziati, chirurghi, esperti di elettronica e robotica provenienti da Italia, Svizzera e Germania, tra i quali gli esperti del Politecnico di Losanna e della scuola di Sant’Anna di Pisa.

Per adesso è un test

Nel 2014 lo stesso gruppo internazionale aveva già realizzato la prima mano bionica dotata di tatto, ma l’attrezzatura sensoriale e informatica a cui era collegato l’arto era troppo grande per poter lasciare il laboratorio. Ora la tecnologia è abbastanza piccola da stare in uno zaino, che il paziente porta sulle spalle. Dopo sei mesi il prototipo è stata rimosso dall’arto di Almerina, ma la speranza è ovviamente quella di andare verso una crescente miniaturizzazione e verso l’utilizzo a vita, e non solo temporaneo. Come spiega il professor Paolo Rossini, dell’Ospedale Gemelli di Roma che sta seguendo i pazienti che stanno testando la protesi, i ricercatori pagano un tributo ad Almerina e alle altre persone disposte a testare il device e «una volta che si è in grado di controllare una protesi attraverso il cervello saranno possibili articolazioni del movimento via via più complesse».

 
Fonte: Corriere.it

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