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Blocco degli stipendi: ecco la possibilità di recuperare 12.000 euro

E’ da diversi mesi che ci chiediamo cosa possiamo fare per la nostra professione. In questo periodo storico particolarmente difficile per l’Italia non abbiamo mai avuto qualcosa di concreto, qualcosa che unisca tutti gli Infermieri e che li “aiuti” ad ottenere ciò che è legittimamente nostro. Ci stiamo provando e siamo qui a parlarvi dell’Azione Giudiziaria Collettiva.
Tramite AGC presentiamo la convenzione legale per l’ottenimento dello sblocco stipendiale degli infermieri. Noi Infermieri apparteniamo alla categoria dei dipendenti pubblici e, come ben sapete, abbiamo uno stipendio base che risulta fermo da ben 7 anni a questa parte! Precisamente dal Gennaio 2010.
Negli ultimi otto anni la nostra retribuzione non é mai stata adeguata al crescente costo della vita, nonostante la Corte costituzionale ben due anni fa ha dichiarato illegittimo il blocco stipendiale (Sentenza n. 178/2015).
Infermieritalia offre ai suoi utenti la possibilità di aderire, a condizioni economiche agevolate, alla azione giudiziaria collettiva intrapresa da “AGC”, il Dipartimento dello Studio Legale Rocco – Testini (con sede a Foggia e a Roma) per ottenere l’indennizzo (euro 100,00 mensili da gennaio 2010 ad agosto 2015) ed il risarcimento (euro 200,00 mensili da settembre 2015 ad oggi), fondati sulla decisione della Corte costituzionale.
Non c’è altro modo per richiedere tutti gli arretrati se non quello del ricorso giudiziario. Sul nostro sito e nella nostra pagina Facebook sono pubblicate tutte le informazioni necessarie e le modalità ed i costi di adesione alla Azione Giudiziaria Collettiva.
Siamo venuti a conoscenza dell’azione giudiziaria collettiva e, vista la situazione di stallo che vige, abbiamo deciso di proporla in quanto crediamo che dovremmo fare qualcosa per la nostra professione, qualcosa di realmente concreto, che, finalmente, ci possa unire.
Il lavoro degli infermieri italiani è il pilastro dell’efficienza della sanità italiana.
Sottopagarlo significa svilire l’importanza sociale dello sforzo professionale quotidiano. Nonostante questo nostro mai pienamente riconosciuto ruolo, stiamo subendo un grande e grave torto da otto anni. La paga base dello stipendio di gennaio 2010 è identica a quella odierna e non ha mai beneficiato dell’adeguamento al sempre crescente costo della vita.
Da otto anni gli infermieri italiani sono vittime di una macroscopica illegittimità: patiscono un danno economico mensile da oltre novanta mesi. Nel 2009, infatti, il contratto collettivo nazionale è bloccato.
Il blocco del rinnovo dei contratti pubblici è stato dichiarato incostituzionale dell’agosto 2015. Nonostante la Corte costituzionale ha espunto dal nostro ordinamento la norma che disponeva il blocco, il rinnovo del contratto non è ancora avvenuto, il maltolto non è stato restituito.
Dopo due lunghi anni dalla sentenza nulla è stato fatto per adeguare gli stipendi degli infermieri italiani e di tutti i dipendenti pubblici statali, nonostante falsi proclami e infrante promesse, comunque relative a somme risibili e mai retroattive.
Invece gli infermieri hanno un conclamato diritto di ottenere l’adeguamento stipendiale con effetto retroattivo dal mese di gennaio 2010.
Esaminando i contratti collettivi del settore privato, mai bloccati, e gli incrementi in essi stabiliti, studiando i dati Istat sul costo della vita, le analisi delle Camere di Commercio sulla perdita del potere di acquisto, è possibile affermare che gli infermieri hanno patito la perdita di € 100,00 per ogni mese decorrente da gennaio 2010 ad agosto 2015 e di ulteriori € 200,00 da settembre 2015 ad oggi.
La richiesta di indennizzo e di risarcimento di circa € 12.000,00 per ogni infermiere che abbia interamente patito il blocco stipendiale dichiarato illegittimo, e tutt’ora drammaticamente perdurante, può essere avanzata solo giudiziariamente, poiché nessuno nel panorama istituzionale, sindacale e giornalistico italiano parla mai di arretrati da gennaio 2010. E, soprattutto, nessuno ha mai deciso di occuparsene, prendendo la questione sul serio.
Blocco stipendi: il Governo da due anni continua ad applicare una norma incostituzionale
Necessario il ricorso giurisdizionale per ottenere gli arretrati da gennaio 2010
 
La sentenza n. 178/2015 della Corte costituzionale ha sancito la illegittimità costituzionale del blocco stipendiale che gli infermieri  e tutti i dipendenti pubblici stanno patendo sin dal mese di gennaio 2010.
Detta incostituzionalità è stata qualificata dalla Consulta come “sopravvenuta” nel 2015.
Tale precisazione ha consentito a chi intende sottostimare i diritti ed il ruolo degli infermieri italiani, di affermare erroneamente che tutti i mesi di blocco antecedenti alla sentenza sarebbero invece asseritamente legittimi.
Nulla di più ingannevole.
Gli infermieri hanno diritto all’adeguamento stipendiale sin dal 2010, e non soltanto dal 2015.
Per il periodo successivo alla sentenza (dal 2015 ad oggi) sussiste il diritto al risarcimento del danno (perché lo Stato ha colpevolmente mantenuto fermo il blocco anche successivamente alla sentenza che lo ha dichiarato illegittimo).
Per il periodo antecedente alla sentenza del 2015 occorre richiedere l’indennizzo.
L’indennizzo è un istituto giuridico che esprime una voce di danno causato da una condotta di cui lo Stato ha appreso l’illegittimità solo nel 2015, ma che ha comunque adottato dal 2010 causando il concreto mancato adeguamento stipendiale effettivamente patito.
Il criterio discretivo tra indennizzo e risarcimento risiede proprio in detta differenza.
Un soggetto giuridico è tenuto al risarcimento quando arreca danno violando norme; è – invece – tenuto ad indennizzare equitativamente i pregiudizi che arreca con una condotta che, mentre è attuata, non ha violato alcuna norma, ma che successivamente si rivela essere foriera di danno.
L’unica strada percorribile per l’ottenimento di indennizzo e risarcimento è quella giudiziaria.
Non solo perché il Governo sta soltanto illudendo i dipendenti pubblici con somme inaccettabili ed offensive, peraltro solo dichiarate alla stampa ma lontane da alcun serio iter amministrativo concreto, ma soprattutto perché la sentenza della Corte costituzionale ha comportato non già l’abrogazione della norma che dispone il blocco, bensì soltanto la disapplicazione della stessa.
E’ per questo che il blocco perdura da due anni rispetto alla data di pubblicazione della sentenza della Consulta, poiché soltanto una ulteriore sentenza del Tar può sancire il diritto alla restituzione delle somme dovute ma non versate nel corso di questi ultimi otto anni.
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IL TAR può riconoscere l’interesse legittimo ed i diritti patrimoniali degli Infermieri
Aggregarsi in una azione collettiva è la mossa vincente per ottenere giustizia a seguito della macro-lesione patita dalla Professione Infermieristica
 
Perché agire collettivamente?
In Italia sempre meno cittadini adiscono la Giustizia da soli, se non stringentemente necessitati, poiché i tempi, i costi ed i rischi sono tutti indivisibilmente a carico di un singolo.
Con l’azione giudiziaria collettiva, invece, si dividono costi e rischi ma non si divide il vantaggio di un accoglimento con sentenza favorevole, vantaggio che verrà percepito da ogni singolo ricorrente individualmente.
Per poter azionare in giudizio un proprio diritto, anche in via collettiva, occorre avere la legittimazione attiva a ricorrere.
Occorre trovarsi nella condizione di essere portatori di un diritto, e che lo stesso sia stato violato.
Per verificare la sussistenza della legittimazione attiva per aderire alla azione collettiva per l’ottenimento dell’indennizzo e del risarcimento dei danni patiti dai dipendenti pubblici a seguito del blocco della contrattazione collettiva disposto nel 2009 e dichiarato incostituzionale dalla Corte costituzionale del 2015, occorre preliminarmente essere (o essere stati) dipendenti pubblici nel periodo interessato dal blocco (anche per periodi frazionati).
Tutti i dipendenti pubblici, appartenenti a qualsiasi Pubblica amministrazione, dal mese di gennaio 2010 a tutt’oggi, non hanno beneficiato dell’adeguamento della loro paga base al costo della vita che nel corso degli anni si è via via incrementato.
La paga base del gennaio 2010 è identica alla paga base attuale!
Se ci pensate ciò è davvero vergognoso per il ruolo che l’Infermiere ha nella sanità Italiana e per l’incredibile mole di lavoro nella quale si trova a confrontarsi.
Eventuali avvenuti incrementi dello stipendio sono dovuti a maggiorazioni del numero dei giorni o delle ore lavorate, oppure ad attività lavorative aggiuntive, o a premi… ma non al rinnovo dei contratti collettivi, che sono rimasti inesorabilmente bloccati per tutti indistintamente.
Pertanto ogni infermiere che nel periodo interessato dal blocco (da gennaio 2010 ad oggi) ha prestato attività lavorativa, ha patito un danno consistente nel mancato incremento della sua retribuzione base.
 

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1 comment

Yearim Daniella Novembre 17, 2017 at 10:24

La mia domanda vale anche per libera professionisti ? esempio lavoravo presso le carceri prima con il Ministero della Giustizia poi sotto ASL Prima con un contratto rinnovabile ogni due anni poi anno per anno.Anche in questo modo siamo sempre stato sottopagato .

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