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Un infermiere le salva la vita e decidono di darle il suo nome

Una storia di impegno quotidiano, si direbbe ordinario per la professione, eppure quella del protagonista, Nicolò Mattana, 24 anni, infermiere di Pronto Soccorso al St. Marys’s Hospital di Londra, ha un qualcosa di eroico che spinge a raccontarla. Interessato alla medicina umanitaria, Nico, padovano, iscritto al Collegio Ipasvi di Venezia, ha avuto esperienze di volontariato come infermiere in Nepal, nel gennaio 2015, e in Ghana, nell’ottobre dello stesso anno. Quindi, in Uganda, con l’associazione Medical Team International per dare il suo contributo alla crisi umanitaria nel Sud Sudan. Un’esperienza di un mese: ogni settimana,in differenti campi, sparsi per la regione nord dell’Uganda, vicino la città di Adjumani. Il team sanitario è composto da lui, un pediatra americano e un medico di base anche lui statunitense.
Un giorno, mentre lavora nella clinica di Ayilo, l’ostetrica (ugandese) gli chiede assistenza per un parto. Lui accetta e tutto va per il meglio, quando, con la bimba fra le braccia, Nicolò si accorge che non piange. L’infermiere italiano, allora, interviene con uno strofinamento della schiena, che fortunatamente va a buon fine: la piccola piange vigorosamente. Quindi, la avvolge nelle coperte, le somministra la vitamina k, e la ridà alla madre, che lo ringrazia con un sorriso. Anzi, fa di più: decide di dare alla neonata il nome dell’infermiere: Nico, appunto. “Credo sia stata una delle emozioni più grandi della mia vita – ha detto Nicolò -. Un atto di riconoscimento immenso e, per me, un’esperienza indimenticabile. Aiutare queste persone, la maggior parte dei quali rifugiati del sud Sudan che vivono in capanne di fango, mi ha riempito di gioia. Lo rifarei subito”.
Così ha commentato la vicenda Luigino Schiavon, presidente del Collegio Ipasvi di Venezia: “ Fatti come questo non sono motivo di orgoglio solo per chi li vive direttamente, ma per tutta la professione e tutti i professionisti italiani che si distinguono ovunque nel mondo”.
 
Fonte: Ipasvi

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