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Scienziati cinesi modificano embrioni umani per la prima volta

Un gruppo di ricercatori cinesi dell’Università Sun Yat-sen di Guangzhou hanno modificato geneticamente embrioni umani per la prima volta nella storia. L’intento era quello di correggere la mutazione di un gene che provoca una malattia rara, la beta-talassemia. La ricerca ha portato scompiglio nella comunità scientifica: le riviste scientifiche Nature e Science hanno rifiutato di pubblicare lo studio per motivi etici. Ma dopo essere stato respinto da Science e Nature – che ne ha comunque dato notizia – lo studio è stato pubblicato l’11 aprile dalla rivista “minore” Protein and Cell. I ricercatori avrebbero condotto i loro test in segreto, e secondo alcune fonti anonime interrogate dal team di Nature, in Cina sarebbero almeno quattro i laboratori impegnati in esperimenti simili. Ma al di là del “taglio” del traguardo etico, in termini pratici non si può affermare che lo studio sia stato realizzato compiutamente.
La possibilità di utilizzare questa metodologia sugli embrioni ha già generato un dibattito acceso tra gli scienziati, culminato in una lettera pubblicata da Nature in cui diversi ricercatori chiedono uno stop a questo tipo di studi. Il genetista Bruno Dallapiccola, direttore scientifico dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e membro del Comitato Nazionale di Bioetica, ha definito “criminale” il tentativo cinese di modificare un embrione “riscrivendo” il suo Dna.
Un altro critico dell’esperimento, il biologo britannico Edward Lanphier, ha sostenuto che “dobbiamo fare una pausa in queste ricerche e assicurarci che ci sia un’ampia discussione sulla direzione nella quale stiamo andando”. Molti, però, affermano che la modificazione del DNA umano sarà molto utile in futuro e potrebbe diventare una delle tecniche più importanti per andare a garantire la cura di determinate patologie legate al DNA e ai cromosomi. Ricordiamo, infatti, che ad oggi non c’è alcun tipo di intervento utile nei soggetti affetti da Sindrome di Down e, questa scoperta, potrebbe essere davvero di particolare utilità in questo senso, anche se eticamente “scorretta”.

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