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Bambina con tumore al cuore salvata da un intervento record

Situazioni come queste capitano una su un milione e forse anche di più, eppure il personale sanitario era pronto a rispondere alle esigenze della piccola paziente. Non ancora nata e già in pericolo di vita: un tumore benigno le stava crescendo attorno al cuore e ai polmoni, rischiando di provocare gravi danni. Rimuoverlo richiedeva un delicato intervento, reso ancora più delicato dal fatto che la piccola paziente era ancora nella pancia della sua mamma. Oggi Debora (nome di fantasia) sta bene: a breve lascerà la Fondazione Ca’ Granda Policlinico di Milano, dove i medici le hanno asportato con successo il tumore quando aveva solo sei giorni di vita, e dove ha trascorso alcune settimane di convalescenza. Da oggi, assicurano i sanitari, la aspetta una vita normale, proprio come tutti gli altri neonati.
L’eccezionale intervento è stato eseguito il 3 novembre al Policlinico da Ernesto Leva, responsabile della Chirurgia pediatrica, con la collaborazione di Giuseppe Pomé, cardiochirurgo pediatrico del Policlinico San Donato. L’intervento è durato circa 2 ore e ha coinvolto in sala operatoria anestesisti, infermieri, neonatologi, cardiologi e radiologi, che hanno lavorato in perfetta sincronia per la completa riuscita dell’intervento. “In 25 anni di esperienza – spiega Leva – un caso del genere non mi era mai capitato”. Questo intervento “ha caratteri di eccezionalità sia per la sua rarità, sia per la necessità di istituire un team multi-specialistico per pianificarlo e gestirlo in tutti i suoi aspetti. Solo un policlinico pediatrico è in grado di trattare patologie così complesse, e solo qui alla Fondazione Ca’ Granda – rivendica – esistono tutte le competenze per farlo”. Nel dettaglio, la piccola Debora era affetta da una massa mediastinica intrapericardica che consisteva in una forma tumorale benigna chiamata ‘teratoma a componente mista solida-cistica’.
Alla nascita, avvenuta il 23 ottobre, ginecologi e neonatologi del Policlinico hanno utilizzato la procedura Exit: consiste nell’estrarre solo parzialmente il neonato dall’utero durante il parto cesareo e nell’intubarlo, sfruttando il suo legame con la placenta e il cordone ombelicale come una sorta di ‘circolazione extracorporea’.
“Riuscire a garantire a Debora la possibilità di respirare alla nascita, tramite procedura Exit, non era cosa scontata – spiega Fabio Mosca, direttore della Neonatologia della Clinica Mangiagalli del Policlinico, dove la piccola è stata ricoverata – perché la massa sul cuore premeva anche trachea e polmoni, e comprometteva la sua capacità di respirare in modo autonomo; e anche nei giorni successivi è stato necessario dare a Miriam un aiuto per farla respirare senza difficoltà”.
A breve la piccola Debora lascerà l’ospedale e potrà finalmente tornare a casa. Ora la aspetta una vita normale, come quella di tutti i bimbi della sua età. Fortunatamente non avrà neanche il benché minimo ricordo di quello che è stato un vero e proprio intervento salva vita.

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