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La gestione del sonno nell'anziano

La macrostruttura del sonno è costituita dall’insieme degli stadi che lo compongono. In particolare, il sonno non REM si divide in quattro stadi di progressiva profondità. Con l’avanzare dell’età le componenti 3 e 4 si riducono, così come la fase REM, mentre si espande la fase del sonno leggero (stadi 1 e 2). In questo modo si tende ad addormentarsi prima del normale per svegliarsi molto presto, oltre che essere particolarmente sensibili ai rumori provenienti dall’esterno. La classificazione internazionale dei disturbi del sonno, pubblicata dall’American Academy of Sleep Medicine identifica 90 differenti disturbi del sonno. L’insonnia e la sindrome delle apnee ostruttive sono i disturbi più frequenti anche nell’anziano.
L’insonnia si definisce come l’esperienza soggettiva del paziente di un sonno insufficiente o di scarsa qualità e si può manifestare con:

  • difficoltà ad addormentarsi;
  • difficoltà a mantenere la continuità del sonno;
  • difficoltà a riaddormentarsi dopo essere stati svegliati per qualche motivo;
  • risveglio precoce al mattino;
  • sonno non ristoratore.

La sindrome delle apnee ostruttive nel sonno, nota anche con l’acronimo OSAS (Obstructive Sleep Apnea Syndrome), è una condizione caratterizzata da pause nella respirazione durante il sonno, dovute all’ostruzione parziale o totale delle prime vie aeree. L’interruzione temporanea della respirazione causa una riduzione della concentrazione di ossigeno nel sangue. Dal punto di vista clinico, è caratterizzata da sonnolenza diurna e/o alterazioni delle performance diurne e da russamento nel sonno. La diagnosi dei disturbi del sonno si basa innanzitutto sulla raccolta di una accurata anamnesi. E’ utile richiedere la stesura di un “diario del sonno”: un registro di almeno due settimane in cui la persona descriva il proprio sonno e le abitudini nella veglia, come l’eventuale pisolino e l’attività durante il giorno, l’uso di stimolanti, l’assunzione di ipnotici, il tipo di dieta o la quantità di alcol giornaliera consumata. Per riconoscere i soggetti con problemi diurni di sonnolenza è utile ricorrere alla Epworth Sleepiness Scale, scala a 8 punti che prende in considerazione varie situazioni della vita quotidiana, per ognuna delle quali il soggetto deve stabilire in che misura tenda ad appisolarsi o addormentarsi.
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La polisonnografia è l’esame diagnostico strumentale più usato perché consente di registrare i segnali neurofisiologici e cadiorespiratori. Viene effettuato nei centri di medicina del sonno: dopo aver posizionato i sensori sul cuoio capelluto si registra l’attività cerebrale per tutta la notte. L’actigrafia è un esame strumentale semplice e tollerabile per la valutazione dei disturbi del sonno. Consente di registrare per periodi continuativi di 7-14 giorni l’alternarsi di stati di attività e riposo. Viene eseguita tramite un sensore al polso del braccio non dominante (a sinistra se si è destrimani), grande come un orologio.
Prima di ricorrere ai farmaci è importante intervenire sulle abitudini quotidiane per favorire un buon riposo notturno. In particolare secondo le norme di igiene del sonno dell’Associazione Italiana Medicina del sonno bisognerebbe:

  • eliminare dalla camera da letto il televisore e il computer per evitare di stabilire legami tra attività non rilassanti e l’ambiente in cui si deve invece creare una condizione di relax che favorisca l’inizio e il mantenimento del sonno notturno;
  • tenere la stanza sufficientemente buia quando si va a dormire;
  • evitare di assumere nelle ore serali bevande a base di caffeina;
  • evitare di assumere nelle ore serali bevande alcoliche;
  • evitare sonnellini diurni, è accettabile un breve sonnellino post prandiale;
  • evitare nelle ore prima di coricarsi l’esercizio fisico di intensità medio-alta;
  • cercare di coricarsi la sera e di alzarsi al mattino a orari regolari e costanti.

L’uso dei farmaci induttori del sonno è controverso, in particolare per gli anziani. Qualora sia necessario ricorrere a questi farmaci, si raccomanda di iniziare con dosi molto basse per periodi di tempo limitato e di prediligere farmaci, sempre dietro prescrizione medica, come zolpidem, zaleplon e benzodiazepine a emivita breve e intermedia, che sembrano efficaci nel trattamento dell’insonnia transitoria in persone che non hanno avuto problemi con l’abuso di sostanze o con l’alcol. L’uso prolungato di questi farmaci va evitato perché può causare dipendenza.
Occorre segnalare che la sospensione repentina delle benzodiazepine può causare insonnia da rimbalzo e sindrome da astinenza. Se la somministrazione prolungata è inevitabile occorre definire poi un piano di sospensione graduale.
Diversi studi inoltre hanno rilevato un aumento del rischio di cadute nell’anziano che assume benzodiazepine. Tale rischio non sembra variare in funzione del tipo di benzodiazepina e delle dosi prescritte. Inoltre, alle persone che soffrono di sindrome delle apnee ostruttive nel sonno è consigliato:

  • perdere peso, se si è obesi o in sovrappeso;
  • evitare bevande alcoliche e sonniferi;
  • dormire su un fianco anziché sulla schiena;
  • trattare le malattie infiammatorie delle prime vie aeree (sinusiti, congestioni nasali, eccetera);
  • dormire un numero sufficiente di ore, con regolarità.

 
 
 
Fonte: IPASVI

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