Inizialmente, in Italia, il diritto alla salute (articolo 32 della costituzione italiana) era garantito dalle mutue, ossia delle associazioni di professionisti che in cambio di una retta, avevano garantito il sostegno economico in caso di infermità. Una sorta di assicurazione sanitaria. Nel periodo che andò dall’ottocento al novecento, vi furono delle rivendicazioni sociali a causa proprio di problemi che erano insiti nella struttura organizzativa delle mutue stesse. Purtroppo le mutue non riuscirono a garantire sempre e comunque il pagamento delle rette di degenze in seguito ad un aumento considerevole di ricoveri e da una inadeguata filtrazione dai ricoveri impropri. In breve tempo queste associazioni affrontarono una grave crisi economica che di riflesso si abbatté sugli ospedali e quindi sul diritto di salute dei cittadini, costretti a pagare per la propria assistenza. Molti, non potendo permetterselo, non si facevano neanche curare, andando a determinare anche un aumento della mortalità del periodo.
Per questo motivo lo Stato decise attraverso un decreto legge, la n.386 del 17 agosto 1974 “Norme per l’estinzione dei debiti degli enti mutualistici nei confronti degli enti ospedalieri”, di accollarsi tutti i debiti delle mutue e in seguito da lì a tre anni successivi a scioglierle. Lo Stato, in questo modo, si apprestava ad amministrare la Sanità del territorio italiano.

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